Le sfide globali di sostenibilità stanno diventando sempre più complesse e richiedono soluzioni radicalmente nuove, fortemente connesse ai progressi della ricerca chimica.
In questo contesto, l’industria chimica si trova al centro di una trasformazione profonda: deve bilanciare obiettivi ambientali, economici e sociali, contribuendo in modo decisivo alla transizione verso modelli produttivi più sostenibili, circolari e digitalizzati.
La ricerca continua a essere il motore per lo sviluppo di nuove molecole, materiali avanzati e tecnologie a basse emissioni, fino alle soluzioni per la cattura e il riutilizzo della CO₂. Questi sviluppi sono essenziali per ridurre gli impatti ambientali, migliorare l’efficienza energetica e accelerare il passaggio a un’economia circolare in cui materia ed energia sono usate in modo sempre più ottimizzato.
Per raggiungere questi rilevanti obiettivi è sempre più fondamentale rafforzare il collegamento tra ricerca privata e pubblica, attraverso piattaforme, protocolli e progetti condivisi che accelerino il trasferimento tecnologico dal laboratorio all’industria.
Queste collaborazioni potranno portare sul mercato tecnologie ancora non mature, ma destinate a diventare cruciali per il progresso sociale e la tutela dell’ambiente, anticipando e soddisfacendo le esigenze di un mercato in rapida evoluzione, caratterizzato da aspettative sempre più articolate da parte dei consumatori finali.
LA COLLABORAZIONE PER LA RICERCA
L’elevata intensità scientifica e tecnologica che caratterizza i prodotti e i processi delle imprese chimiche rende sempre più rilevante la necessità di competenze specialistiche e conoscenze multidisciplinari che non sempre possono essere sviluppate e mantenute all’interno delle singole imprese. In questo contesto, l’adozione di modelli di open innovation e il coinvolgimento strategico di soggetti esterni, quali Università, enti e centri di ricerca assumono un’importanza cruciale, non solo per accelerare il time-to-market delle soluzioni, ma per portare l’innovazione a un livello superiore.
Le imprese chimiche riconoscono, nella cooperazione tra soggetti pubblici e privati e nella contaminazione delle conoscenze, gli strumenti fondamentali per affrontare le pressioni derivanti dall’intensificarsi della competizione internazionale e, al contempo, per sostenere il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e transizione ecologica. Sebbene l’adozione di un modello di collaborazione strutturata richieda importanti investimenti, una governance condivisa e una visione orientata al medio-lungo termine, il sistema universitario può assumere un ruolo determinante. Ciò non solo supportando le imprese nel trasferimento tecnologico, ma anche agendo come incubatore di nuovi talenti e profili professionali e multidisciplinari, pronti a guidare la chimica del futuro.
Per valorizzare appieno questo potenziale, diventa tuttavia prioritario snellire i processi burocratici e creare canali di finanziamento agili e stabili nel tempo.
Federchimica sostiene e promuove attivamente la collaborazione per la nascita e lo sviluppo di nuove iniziative di ricerca e sviluppo delle imprese associate. In quest’ottica, la Federazione continua il censimento delle realtà impegnate nell’innovazione per la sostenibilità, integrando e aggiornando costantemente le informazioni disponibili sul portale dedicato Annuario sulla Ricerca Chimica.
LE RISORSE FINANZIARIE
Qualsiasi incremento degli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, in tutti i settori, è essenziale per sviluppare nuove soluzioni in grado di migliorare le condizioni di vita delle persone, aumentare la competitività delle imprese e la loro produttività e contribuire, più in generale, al benessere economico e sociale. Queste esigenze non riguardano soltanto l’innovazione nel settore chimico, ma coinvolgono trasversalmente tutti i settori applicativi e le tecnologie abilitanti che concorrono allo sviluppo di nuovi prodotti, processi e servizi.
In questo contesto, le imprese necessitano di un quadro istituzionale stabile e prevedibile e di strumenti di sostegno che consentano di ridurre il rischio associato agli investimenti in ricerca e innovazione, soprattutto nelle fasi caratterizzate da maggiore incertezza tecnologica e da tempi lunghi di ritorno degli investimenti. Un contesto normativo e finanziario eccessivamente complesso, frammentato o soggetto a frequenti modifiche può infatti rappresentare un elemento di rallentamento delle decisioni di investimento e della realizzazione di nuovi progetti.
L’EVOLUZIONE EUROPEA
A livello europeo, Horizon Europe, programma quadro per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027, continua a rappresentare il principale strumento dell’Unione per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione.
Negli ultimi mesi la Commissione europea ha avviato una nuova fase di programmazione, strettamente collegata alle esigenze di competitività dell’industria europea, presentando la proposta per il nuovo Horizon Europe 2028-2034, nell’ambito del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione.
La proposta prevede un budget complessivo di 175 miliardi di euro, circa il doppio rispetto all’attuale programma, e attribuisce alla ricerca e all’innovazione un ruolo ancora più centrale nella strategia europea per la competitività. Un elemento particolarmente significativo della proposta è il rafforzamento del collegamento tra ricerca, innovazione, industrializzazione e accesso al mercato. Il nuovo Horizon Europe dovrebbe infatti operare in stretta connessione con lo European Competitiveness Fund (ECF). L’obiettivo è superare, almeno in parte, la tradizionale frammentazione tra gli strumenti destinati alle diverse fasi del ciclo dell’innovazione, sostenendo un percorso più continuo dalla ricerca alla dimostrazione, fino alla produzione e alla diffusione sul mercato.
L’EVOLUZIONE IN ITALIA
Anche a livello nazionale si è assistito a un rafforzamento e a una diversificazione degli strumenti a sostegno della ricerca, dello sviluppo e degli investimenti innovativi.
Sono stati consolidati gli strumenti gestiti dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per sostenere direttamente i progetti di ricerca e sviluppo delle imprese. Un esempio particolarmente significativo è rappresentato dai nuovi Accordi per l’Innovazione. Per questi è stato definito un nuovo quadro di intervento per il sostegno ai progetti di ricerca e sviluppo e sono state destinate ulteriori risorse per il sostegno di progetti realizzati da imprese e centri di ricerca, anche in collaborazione con organismi di ricerca.
Anche in riferimento agli incentivi alla trasformazione tecnologica ed energetica delle imprese, è stato introdotto il nuovo Piano Transizione 5.0 – Iperammortamento. Il nuovo strumento sostiene gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e nell’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, confermando il collegamento tra innovazione tecnologica, digitalizzazione ed efficienza energetica.
Nel complesso, l’evoluzione nazionale evidenzia quindi una crescente articolazione degli strumenti disponibili: contributi e finanziamenti agevolati per progetti di ricerca e sviluppo, incentivi fiscali, sostegno agli investimenti produttivi e alla digitalizzazione, misure per la transizione energetica e strumenti specificamente rivolti alle PMI e ai territori con maggiori esigenze di sviluppo.
La maggiore disponibilità di strumenti non elimina, tuttavia, una delle principali criticità: la complessità del sistema di accesso alle agevolazioni. La molteplicità di programmi europei, nazionali e regionali, ciascuno caratterizzato da proprie regole, tempistiche, criteri di ammissibilità, procedure di valutazione e obblighi di rendicontazione, può risultare particolarmente onerosa per le imprese di minori dimensioni, che spesso non dispongono di strutture interne dedicate alla gestione dei progetti finanziati.
Federchimica ritiene pertanto necessario continuare a lavorare per rendere gli strumenti di sostegno alla ricerca e all’innovazione più semplici, stabili, accessibili e coordinati, favorendo, ove possibile, l'armonizzazione delle procedure, la digitalizzazione degli iter amministrativi, la riduzione degli oneri documentali e una maggiore prevedibilità delle tempistiche.
È inoltre importante rafforzare il coordinamento tra gli strumenti europei, nazionali e regionali, evitando sovrapposizioni e discontinuità e favorendo una programmazione pluriennale che consenta alle imprese di costruire strategie di investimento coerenti con i tempi propri dei processi di ricerca e innovazione.
SAFE AND SUSTAINABLE BY DESIGN
Il piano d’azione dell’Unione europea nell’ambito della Chemicals Strategy for Sustainability (CSS), adottata dalla Commissione europea nel 2020, mira a promuovere una transizione verso sostanze chimiche e materiali più sicuri e sostenibili, riducendo progressivamente gli impatti sulla salute umana e sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita. In tale contesto, la Commissione europea ha introdotto il quadro “Safe and Sustainable by Design” (SSbD), volto a integrare, già nelle fasi iniziali di ricerca, sviluppo e progettazione, considerazioni relative alla sicurezza, alla sostenibilità e alla funzionalità di sostanze chimiche e materiali.
Il quadro SSbD è stato inizialmente definito come strumento volontario a supporto dell’innovazione, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di sostanze, materiali e tecnologie che, fin dalla fase di progettazione, consentissero di evitare o minimizzare l’impiego di sostanze preoccupanti e di ridurre gli impatti sulla salute umana e sull’ambiente durante le diverse fasi del ciclo di vita.
Dopo una fase di sperimentazione attraverso numerosi casi applicativi e il coinvolgimento di Stati membri, imprese, Università e organizzazioni di ricerca, la Commissione ha sviluppato una versione revisionata del quadro, pubblicando una nuova Raccomandazione a marzo 2026.
La nuova Raccomandazione mantiene la natura volontaria e non vincolante dell’approccio SSbD: il quadro revisionato si pone l’obiettivo di fornire un metodo comune per integrare gli aspetti di sicurezza e sostenibilità nei processi di ricerca, sviluppo e innovazione, anche oltre il livello minimo imposto dalla normativa vigente sulla sicurezza.
La revisione rafforza inoltre l’integrazione del concetto di ciclo di vita, considerando le fasi di approvvigionamento delle materie prime, produzione, utilizzo e fine vita. La valutazione SSbD comprende aspetti relativi alla sicurezza, alla sostenibilità ambientale e alla sostenibilità socioeconomica, con l’obiettivo di supportare decisioni progettuali informate.