A oltre due anni dall’avvio della X legislatura europea (2024-2029), l’Unione Europea (UE) si confronta con uno scenario geopolitico ed economico che mette alla prova la sua capacità di risposta. La guerra in Ucraina, il conflitto israelo-palestinese e le tensioni in Medio Oriente accrescono i rischi per gli approvvigionamenti energetici e la volatilità dei prezzi. L’industria europea deve poter contare su energia competitiva e forniture affidabili, condizioni essenziali per continuare a produrre e investire.
A queste difficoltà si aggiunge la crescente pressione della concorrenza internazionale, soprattutto di Stati Uniti e Cina. Le imprese europee devono farvi fronte con costi energetici elevati e dipendenze da forniture e tecnologie di Paesi terzi che ne limitano i margini di manovra. La tenuta della base industriale europea richiede quindi risposte all’altezza delle difficoltà delle imprese.
In questo contesto, rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’Unione assume carattere di urgenza. Il rapporto Draghi del 2024 aveva già richiamato la necessità di intervenire sulle debolezze dell’economia europea. Le sue raccomandazioni hanno contribuito a orientare la successiva Bussola per la competitività della Commissione: resta ora da tradurre questa consapevolezza in risultati per il sistema produttivo.
Nel secondo mandato della Commissione von der Leyen, il Clean Industrial Deal segna una maggiore attenzione al ruolo dell’industria nella transizione e al legame tra competitività e decarbonizzazione. Il piano sviluppa la componente industriale del Green Deal, che resta il quadro di riferimento. Si tratta di un segnale positivo, che per Federchimica deve però trovare realmente seguito in interventi incisivi sul costo dell’energia e sulle condizioni per investire. La trasformazione deve essere economicamente sostenibile per le imprese, senza compromettere gli elevati livelli di protezione dell’ambiente e della salute.
Nei prossimi mesi presso Parlamento e Consiglio europeo si apriranno i rinnovi delle cariche di metà legislatura. Nel gennaio 2027 terminerà il secondo mandato di Roberta Métsola e il Parlamento europeo eleggerà il proprio Presidente per la seconda parte della legislatura. Il rinnovo riguarderà anche presidenze e vicepresidenze delle commissioni parlamentari, andando così a definire l’organizzazione dei lavori nella seconda parte della X legislatura. Il mandato del presidente del Consiglio europeo, António Costa, terminerà invece il 31 maggio 2027. Il confronto sull’eventuale rinnovo si inserirà nel contesto delle elezioni nazionali del 2027, incluse le presidenziali francesi: appuntamenti che possono modificare gli equilibri politici del Consiglio europeo.
La presidenza semestrale del Consiglio dell’UE, esercitata dall’Irlanda nel secondo semestre 2026, passerà alla Lituania nel primo semestre 2027 e alla Grecia nel secondo. L’Italia aprirà il successivo ciclo, presiedendo il Consiglio nel primo semestre 2028.
EVOLUZIONE DELLE POLITICHE EUROPEE E DELLA NORMATIVA UE
BUSSOLA PER LA COMPETITIVITÀ E CLEAN INDUSTRIAL DEAL
La Bussola per la competitività e il Clean Industrial Deal costituiscono il principale riferimento dell’azione della Commissione nell’attuale legislatura. Definiscono le priorità per competitività, decarbonizzazione e resilienza industriale e orientano le successive iniziative legislative e strategiche.
Pubblicata il 29 gennaio 2025 e basata sulle raccomandazioni del rapporto Draghi, la Bussola per la competitività delinea una tabella di marcia per affrontare le carenze strutturali dell’economia europea. Individua gli ambiti nei quali la Commissione intende intervenire per ridurre il divario di innovazione, coniugare decarbonizzazione e competitività e limitare le dipendenze strategiche.
Il 26 febbraio 2025 la Commissione ha inoltre presentato il Clean Industrial Deal (CID), un piano volto a sostenere la competitività dell’industria europea nel percorso di decarbonizzazione. L’iniziativa collega innovazione, investimenti, disponibilità di energia e sviluppo delle competenze, con l’obiettivo dichiarato di creare condizioni più favorevoli alla trasformazione industriale.
Dalla Bussola e dal CID sono nate numerose iniziative su semplificazione, energia, investimenti, mercato unico e dipendenze strategiche. L’ampiezza dell’agenda testimonia l’attenzione riservata alla competitività; per le imprese sarà decisiva la capacità di darle attuazione in tempi utili. I dossier seguono percorsi differenti e il passaggio dagli obiettivi programmatici alle norme applicabili resta il punto su cui misurare l’efficacia dell’azione europea.
PIANO D'AZIONE PER L'INDUSTRIA CHIMICA E CRITICAL CHEMICALS ALLIANCE
Presentato dalla Commissione europea l’8 luglio 2025, il Piano d’azione per l’industria chimica rappresenta un riconoscimento politico del ruolo strategico del settore per l’intero sistema industriale europeo. Nel quadro del Clean Industrial Deal, tale Piano punta a difendere la capacità produttiva e a sostenere gli investimenti necessari alla trasformazione della chimica. Le priorità individuate toccano questioni centrali per le imprese: produzioni critiche, energia, decarbonizzazione, difesa commerciale e semplificazione.
Una delle iniziative del Piano è la Critical Chemicals Alliance (CCA), lanciata nell’ottobre 2025 e avviata operativamente con la prima Assemblea Generale del 13 gennaio 2026. L’Alleanza riunisce la Commissione europea, gli Stati membri, le Autorità regionali e i principali portatori di interessi, tra cui imprese, associazioni, mondo accademico e società civile. Le attività si articolano in quattro gruppi di lavoro dedicati alle molecole e ai siti produttivi critici, al commercio, alla modernizzazione e agli investimenti e ai mercati guida. I gruppi di lavoro, composti da esperti e rappresentanti degli stakeholder, stanno elaborando criteri, raccomandazioni e possibili misure politiche per rafforzare la competitività, la resilienza e la capacità produttiva dell’industria chimica europea.
I risultati dei gruppi di lavoro saranno esaminati nell’ambito dell’Assemblea generale dell’Alleanza e potranno contribuire a orientare le successive iniziative della Commissione europea. La data della prossima Assemblea generale resta, tuttavia, subordinata alla conferma ufficiale della convocazione.
In generale, la CCA rappresenta quindi una sede di confronto tra istituzioni, imprese ed esperti su questioni rilevanti per la solidità e la competitività del settore. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre il lavoro svolto in risposte concrete e attuabili. Eventuali misure di sostegno, tutela o modernizzazione dovranno essere oggetto di successive decisioni istituzionali, nel rispetto del quadro normativo vigente.
IL SETTORE CHIMICO
La crescente attenzione europea alla chimica offre un’occasione da cogliere. La definizione di “industria delle industrie” ne esprime il ruolo trasversale alle filiere manifatturiere e il contributo del settore chimico all’innovazione e alla transizione energetica. Federchimica chiede che questo riconoscimento trovi riscontro in regole coerenti e proporzionate, che tutelino salute e ambiente e consentano alle imprese di innovare e mantenere capacità produttiva in Europa.
REACH
Sul REACH, uno dei dossier più rilevanti per l’industria chimica, la Commissione, anche grazie all’intensa attività di advocacy di Federchimica, ha cambiato orientamento rispetto alla revisione organica prospettata. Nel dialogo con la commissione parlamentare per l’Ambiente (ENVI) del 27 aprile 2026, la Commissaria per l'ambiente, la resilienza idrica e un'economia circolare e competitiva, Jessika Roswall (PPE – Svezia), ha confermato la scelta di non riaprire il Regolamento in questa fase, richiamando l’esigenza di certezza e prevedibilità per le imprese europee.
Il lavoro prosegue su semplificazione e modernizzazione mirate, anche attraverso la comitatologia, e sul rafforzamento dei controlli alle frontiere e della sorveglianza del mercato, per contrastare prodotti e sostanze non conformi importati da Paesi terzi.
La portata di questo percorso dipenderà dalle misure che saranno effettivamente presentate e dalle relative procedure, entro i poteri attribuiti alla Commissione dal regolamento. Per le imprese sarà essenziale che la semplificazione si traduca in un alleggerimento concreto degli adempimenti e in maggiore certezza applicativa.
In vista della revisione originariamente prospettata, Federchimica ha intensificato nell’ultimo anno il confronto con i principali decisori europei. Attraverso incontri e approfondimenti, ha portato all’attenzione delle istituzioni l’esperienza delle imprese nell’applicazione del REACH e le criticità dell’industria chimica italiana. Particolare attenzione è stata dedicata ai nuovi requisiti ipotizzati per la registrazione dei polimeri e al ricorso a un approccio generico al rischio, evidenziando il possibile aumento degli oneri amministrativi, della complessità normativa e dei costi di conformità. L’obiettivo è far sì che le scelte europee tengano conto delle conseguenze concrete sul settore.
PFAS
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) restano uno dei dossier più delicati per l’industria chimica europea, per l’ampiezza degli utilizzi coinvolti e le implicazioni sulle filiere a valle. La proposta di restrizione presentata nel 2023 da Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia è oggetto della valutazione scientifica e socioeconomica dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).
Il Background Document illustrava inizialmente due opzioni di restrizione, denominate RO1 e RO2, analizzando 14 settori di applicazione e una famiglia di oltre 10.000 sostanze. Il documento è stato successivamente aggiornato dai Paesi proponenti, anche nell’agosto 2025. Gli aggiornamenti hanno integrato l’analisi di ulteriori settori e utilizzi e sviluppato nuove opzioni di gestione del rischio, comprese possibili condizioni e deroghe per specifiche applicazioni.
Nel marzo 2026 il Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) ha adottato il proprio parere e il Comitato per l’analisi socioeconomica (SEAC) ha approvato una bozza, sottoposta a consultazione dal 26 marzo al 25 maggio. Federchimica ha presentato osservazioni e proposte. La finalizzazione del parere SEAC, dopo l’esame dei contributi, è prevista entro la fine del 2026.
Conclusa la valutazione dell’ECHA, la Commissione predisporrà il progetto di modifica dell’allegato XVII del REACH secondo le disposizioni degli articoli 73 e 133 del regolamento. Il progetto sarà sottoposto al Comitato REACH nell’ambito della procedura di regolamentazione con controllo, che prevede anche lo scrutinio del Parlamento europeo e del Consiglio.
Federchimica ha seguito con continuità la proposta di restrizione PFAS, sostenendo presso le istituzioni europee la necessità di un approccio proporzionato, fondato su solide evidenze scientifiche e attento alla competitività e all’innovazione. La cena-dibattito organizzata il 21 ottobre 2025 al Parlamento europeo a Strasburgo ha portato questi temi al centro del confronto con eurodeputati di diversi gruppi, assistenti parlamentari, policy advisor e rappresentanti dell’industria e delle Istituzioni. Il confronto ha consentito di approfondire le conseguenze economiche, industriali e regolatorie della restrizione per le imprese e le filiere coinvolte.
Federchimica valuterà il progetto di regolamento della Commissione non appena sarà disponibile. La posizione espressa nella consultazione pubblica e nel confronto istituzionale è tuttavia chiara: una restrizione generalizzata, priva di adeguati periodi transitori e di un’attenta valutazione delle alternative, rischierebbe di compromettere la continuità delle produzioni chimiche e delle filiere a valle. Occorre considerare la disponibilità di sostituti tecnicamente validi e sicuri, i costi di adeguamento e le difficoltà di trovare alternative nei diversi utilizzi.
Sul piano della concorrenza internazionale, l’efficacia dei controlli sarà determinante. I requisiti per l’accesso al mercato europeo si applicano anche ai prodotti importati, pur in presenza di condizioni produttive diverse nei Paesi terzi. Servono quindi verifiche efficaci lungo le catene del valore, affinché gli obblighi siano rispettati da tutti gli operatori.
REVISIONE DEL REGOLAMENTO DETERGENTI
La revisione del Regolamento (CE) n. 648/2004 sui detergenti, dossier prioritario per Federchimica, è iniziata nella IX legislatura ed è proseguita nell’attuale fino all’approvazione del nuovo quadro normativo.
Il percorso di revisione si è concluso con il Regolamento (UE) 2026/405 dell’11 febbraio 2026 sui detergenti e sui tensioattivi. Il testo è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’UE il 2 marzo 2026 ed è entrato in vigore il 22 marzo. Per la maggior parte delle disposizioni, l’applicazione è prevista dal 23 settembre 2029, ferme restando le specifiche disposizioni transitorie, così da consentire agli operatori di prepararsi ai nuovi requisiti.
Il nuovo regolamento rappresenta, per Federchimica, un risultato positivo: diverse istanze dell’industria chimica e della detergenza hanno trovato spazio nel testo finale. Pur permanendo alcune criticità, rispetto alla proposta del 2023 le regole risultano più chiare e proporzionate, con una riduzione di duplicazioni e adempimenti per le imprese europee. È un esito che conferma l’importanza del confronto con le istituzioni durante il negoziato.
L’attenzione si sposta ora sull’attuazione, dalla quale dipenderanno gli effetti concreti del nuovo quadro per le imprese. Restano centrali lo sviluppo della normativa secondaria, in particolare delle metodologie per la valutazione della biodegradabilità, e la preparazione ai requisiti di digitalizzazione e sostenibilità. Scadenze e adempimenti andranno valutati in base alle singole disposizioni e ai rispettivi periodi transitori.
PACCHETTI OMNIBUS QUADRO GENERALE
La semplificazione, priorità della Commissione per il mandato 2024-2029, deve alleggerire il carico amministrativo sulle imprese. I pacchetti Omnibus intervengono in modo coordinato su più atti normativi, generalmente dello stesso settore, per rendere più efficienti le procedure e ridurre gli adempimenti di imprese e amministrazioni, preservando gli obiettivi europei di tutela ambientale e protezione dei cittadini.
Dal febbraio 2025, la Commissione ha esteso questo lavoro a diversi ambiti: rendicontazione di sostenibilità e dovuta diligenza delle imprese, investimenti, Politica Agricola Comune (PAC), difesa, sostanze chimiche, digitale, ambiente, settore automobilistico e altri settori. L’avanzamento resta differenziato: ciascun pacchetto può comprendere più proposte con iter distinti, e l’adozione di una componente lascia aperto il lavoro sulle altre.
OMNIBUS I E II
L’Omnibus I, presentato il 26 febbraio 2025, interviene principalmente sulla Direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) e sulla Direttiva sulla dovuta diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD). Il Consiglio ha approvato definitivamente questa componente il 24 febbraio 2026.
Il testo finale riduce l’ambito di applicazione: per le imprese dell’UE, la CSRD riguarda, in linea generale, quelle che superano contemporaneamente 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato netto annuo; la CSDDD riguarda le imprese con oltre 5.000 dipendenti e oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato netto annuo. Restano da considerare le specifiche disposizioni sui gruppi, sulle imprese di Paesi terzi e sulle esenzioni. Sono inoltre ridotti alcuni obblighi di rendicontazione e di dovuta diligenza e limitate le richieste informative alle imprese più piccole delle catene del valore.
La direttiva di modifica, pubblicata il 26 febbraio 2026, è entrata in vigore il 18 marzo 2026. Il recepimento segue termini differenziati: il 19 marzo 2027 per le modifiche relative alla rendicontazione e il 26 luglio 2028 per quelle relative alla CSDDD, secondo le disposizioni dell’atto.
L’Omnibus II, presentato anch’esso il 26 febbraio 2025, riguarda la semplificazione degli strumenti europei di investimento, in particolare InvestEU e i relativi obblighi di rendicontazione. L’obiettivo è facilitare l’accesso ai finanziamenti e mobilitare investimenti pubblici e privati. Il Consiglio ha dato il via libera definitivo l’11 dicembre 2025, concludendo il passaggio di approvazione istituzionale del pacchetto.
OMNIBUS III
Presentato il 14 maggio 2025, l’Omnibus III mira a semplificare la Politica Agricola Comune (PAC), alleggerendo gli oneri burocratici del settore agroalimentare e migliorando l’efficienza delle regole anche attraverso strumenti digitali.
La proposta interviene soprattutto sulle norme che regolano i Piani Strategici della PAC e sul quadro europeo per il finanziamento, la gestione e il monitoraggio della stessa.
L’iter legislativo ordinario si è concluso con il via libera definitivo del Consiglio del 18 dicembre 2025, dopo l’accordo con il Parlamento. Le nuove disposizioni sono entrate in vigore il 1° gennaio 2026.
Tra le principali novità introdotte dal pacchetto figurano la semplificazione delle procedure e il rafforzamento del sostegno ai piccoli agricoltori. L’Omnibus III introduce inoltre maggiore flessibilità nell’applicazione delle norme ambientali e della condizionalità, alleggerendo alcuni adempimenti a carico delle aziende agricole biologiche. Vengono infine potenziati gli strumenti per fronteggiare le situazioni di crisi: gli Stati membri potranno attivare pagamenti specifici a favore degli agricoltori colpiti da calamità naturali, eventi meteorologici avversi o altri eventi catastrofici, mentre saranno ampliate le possibilità di ricorrere a strumenti di gestione del rischio.
OMNIBUS IV
La Commissione ha presentato l’Omnibus IV il 21 maggio 2025 per ridurre gli oneri amministrativi e introdurre requisiti più proporzionati per le imprese in crescita. Una componente centrale riguarda le small mid-cap, una fascia intermedia tra le PMI e le imprese più grandi.
L’accordo provvisorio raggiunto il 9 giugno 2026 ha ampliato i parametri rispetto alla proposta iniziale. La categoria comprende imprese non qualificabili come PMI con meno di 1.000 dipendenti e un fatturato annuo fino a 200 milioni di euro oppure un totale di bilancio fino a 172 milioni. L’obiettivo è attenuare, in determinati ambiti, l’aumento degli adempimenti al superamento della qualifica di PMI, che dipende anche da parametri finanziari e dai rapporti tra imprese.
L’iter legislativo è attualmente in corso. Una parte del pacchetto, relativa agli obblighi di dovuta diligenza per le batterie, è stata già adottata nel luglio 2025, mentre per le restanti proposte manca soltanto l’ultimo passaggio formale da parte dei due colegislatori, Parlamento europeo e Consiglio, prima dell’approvazione definitiva e della successiva entrata in vigore. Secondo la tabella di marcia della Commissione europea, l’obiettivo è concludere l’iter legislativo entro la fine del 2026.
OMNIBUS V
Presentato il 17 giugno 2025 nel quadro ReArm Europe/Readiness 2030, l’Omnibus V mira a rafforzare la prontezza europea nella difesa, agevolando investimenti, capacità produttiva e approvvigionamenti del comparto.
Di particolare rilievo per Federchimica è la componente dell’Omnibus V relativa alla normativa ambientale e sulle sostanze chimiche. Il pacchetto – modificando i regolamenti REACH, CLP e biocidi – introduce disposizioni che tengono maggiormente conto delle specifiche esigenze del settore della difesa nell’applicazione della normativa chimica europea. Sono inoltre previste modifiche al regime delle deroghe e delle esenzioni applicabili alle attività e ai progetti strategici nel comparto della difesa, con l’obiettivo di agevolare la disponibilità di sostanze chimiche e materiali necessari alla produzione.
L’iter legislativo è ormai giunto alle sue fasi finali. A seguito dell’accordo informale raggiunto tra i due colegislatori nel giugno 2026, il Parlamento europeo ha approvato l’intesa il 16 settembre 2026, nel corso della sessione plenaria a Strasburgo. Il prossimo passaggio spetta al Consiglio dell’UE, che dovrà dare il via libera al testo. Seguiranno l’approvazione definitiva e la successiva entrata in vigore della normativa, prevista entro la fine del 2026.
OMNIBUS VI
Con l’Omnibus VI, presentato l’8 luglio 2025 insieme al Piano d’azione per l’industria chimica, la Commissione ha dato seguito all’impegno di alleggerire il carico regolatorio del settore. Il pacchetto mira a ridurre oneri amministrativi e costi di conformità dei prodotti chimici, preservando salute e ambiente.
L’Omnibus VI si articola in due proposte legislative:
- una proposta di “Stop the Clock”, finalizzata a posticipare alcune date di applicazione e ad adeguare le disposizioni transitorie del Regolamento CLP, come modificato nel 2024, relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele chimiche;
- una proposta di semplificazione di specifici requisiti e procedure previsti dal Regolamento CLP, dal Regolamento sui prodotti cosmetici e dal Regolamento sui prodotti fertilizzanti.
La proposta “Stop the Clock” è divenuta il Regolamento (UE) 2025/2439, pubblicato il 3 dicembre 2025 ed entrato in vigore il 23 dicembre. Sulla semplificazione dei regolamenti CLP, cosmetici e fertilizzanti, Parlamento europeo e Consiglio dell’UE hanno raggiunto un accordo provvisorio il 17 giugno 2026, riportato nel documento del Consiglio ST 11042/2026 del 26 giugno. Il suddetto accordo prevede l’applicazione delle misure dal 1° gennaio 2030. Restano necessari la messa a punto giuridico-linguistica, l’adozione formale e la pubblicazione dell’atto; le singole disposizioni transitorie andranno verificate nel testo definitivo.
Federchimica ha contribuito al confronto sull’Omnibus VI, lavorando con Cefic e le associazioni europee interessate e portando le istanze del settore alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’UE e ai relatori ombra italiani competenti.
Si valuta positivamente l’esito finale dell’accordo: pur discostandosi dalla proposta della Commissione, accoglie diverse istanze industriali di semplificazione e compie un passo verso adempimenti più proporzionati per le imprese.
Per il CLP, il compromesso prevede che le etichette siano aggiornate senza indebito ritardo e, al più tardi, entro 15 mesi quando una nuova valutazione determini una classificazione più severa. Rispetto alla revisione del 2024, sono previste semplificazioni dei requisiti di leggibilità: per il mercato tra imprese (B2B) restano requisiti generali, mentre per i prodotti destinati ai consumatori (B2C) sono previste dimensioni minime dei caratteri per le informazioni richieste dal CLP.
Per i cosmetici, l’accordo introduce un approccio “1:1” per l’individuazione di un’alternativa adeguata alle sostanze cancerogene, mutagene e reprotossiche (CMR) e consente di richiedere una deroga all’utilizzo di una sostanza fino a 12 mesi dalla sua nuova classificazione. Sono inoltre previsti periodi transitori differenziati per l’eliminazione graduale delle sostanze interessate. Non è stata accolta l’impostazione della Commissione sulle specifiche esenzioni collegate alla via di esposizione orale o per inalazione.
Per i fertilizzanti, il compromesso mantiene requisiti specifici di registrazione e informazione REACH per determinate sostanze con classificazione armonizzata, anche per quantità inferiori a 10 tonnellate annue, alle condizioni e con le eccezioni previste dal testo. Sono inoltre previste semplificazioni in materia di etichettatura e digitalizzazione.
OMNIBUS VII
Il pacchetto sul digitale, presentato dalla Commissione il 19 novembre 2025, estende la semplificazione a un ambito decisivo per innovazione e competitività. L’obiettivo è ridurre oneri amministrativi e costi di conformità, favorendo l’adozione di tecnologie come l’intelligenza artificiale (IA), nel rispetto delle tutele su diritti fondamentali, dati personali e sicurezza.
All’interno del pacchetto vanno distinti due interventi Omnibus: il Digital Omnibus on AI, che modifica l’AI Act, e il Digital Omnibus relativo al trattamento e all’accesso ai dati e agli obblighi di segnalazione in materia di cybersicurezza. A questi si affiancano la proposta di European Business Wallet, per semplificare l’identificazione digitale e le interazioni delle imprese con le amministrazioni, e la Data Union Strategy, che è un documento strategico e non una proposta legislativa.
Per il Digital Omnibus on AI, il Consiglio ha dato il via libera definitivo il 29 giugno 2026. Le altre componenti legislative seguono iter autonomi; un’eventuale adozione nel 2027 dipenderà dall’avanzamento dei negoziati. L’applicazione delle singole misure sarà scandita dalle decorrenze e dalle disposizioni transitorie dei rispettivi atti.
OMNIBUS VIII
Con l’Environmental Omnibus, presentato il 10 dicembre 2025, la Commissione europea affronta gli oneri della normativa ambientale che incidono sulla competitività e sulla resilienza dell’economia europea. Il pacchetto punta a ridurre adempimenti amministrativi e costi di conformità per le imprese e ad accelerare le autorizzazioni, mantenendo gli elevati standard europei di tutela dell’ambiente e della salute umana.
Il pacchetto comprende sei proposte legislative. Il 24 giugno 2026 il Consiglio ha adottato la propria posizione su tre di esse, relative a emissioni industriali, economia circolare e dati geospaziali. Prosegue, invece, l’esame delle proposte sulle autorizzazioni ambientali e sulle proposte relative al rappresentante autorizzato per la responsabilità estesa del produttore.
OMNIBUS IX E NORME SULLE EMISSIONI DEI VEICOLI
L’Omnibus IX, presentato nel dicembre 2025, riguarda la semplificazione dei requisiti tecnici e delle procedure di prova per i veicoli a motore. È una componente del più ampio Automotive Package, che comprende anche Battery Booster, l’iniziativa sulle flotte aziendali e la proposta di revisione delle norme sulle emissioni di CO₂ dei veicoli leggeri. Quest’ultima, distinta dall’Omnibus tecnico, è di particolare interesse per Federchimica e riguarda la flessibilità degli strumenti per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione del settore.
La revisione delle norme sulle emissioni di CO₂ è all’esame del Consiglio Ambiente e della commissione parlamentare ENVI. Federchimica ha avviato interlocuzioni con le istituzioni competenti, portando nel confronto le esigenze di flessibilità del sistema e il contributo delle diverse tecnologie alla riduzione delle emissioni.
Per Federchimica, la proposta necessita di correttivi che riconoscano un contributo più ampio alle alternative all’elettrificazione. La Federazione sostiene la neutralità tecnologica e la valutazione delle emissioni lungo l’intero ciclo di vita, affinché anche il contributo dei biocarburanti liquidi e gassosi trovi adeguato riconoscimento nella decarbonizzazione del settore automobilistico.
Parlamento e Consiglio devono definire i rispettivi mandati negoziali, attraverso l’esame in ENVI e l’orientamento generale del Consiglio, prima dei negoziati interistituzionali.
OMNIBUS X
Presentato il 16 dicembre 2025, l’Omnibus X semplifica la normativa sulla sicurezza alimentare e dei mangimi. Previsto dalla Visione per l’agricoltura, mira a rafforzare competitività e resilienza degli agricoltori e delle imprese dell’agroalimentare, dei mangimi e dei prodotti fitosanitari.
Il pacchetto Omnibus X comprende tre proposte legislative: una proposta di regolamento sui periodi di protezione di determinati dati relativi alle sostanze biocide, per allinearli al termine del programma di riesame dei principi attivi, fissato al 31 dicembre 2030. La misura riguarda i periodi individuati dal testo e non un’estensione indistinta della protezione di tutti i dati sui biocidi; ed una proposta di direttiva e una proposta di regolamento volte a semplificare le disposizioni in materia di sicurezza degli alimenti e dei mangimi. Gli interventi riguardano, tra l’altro, procedure per i prodotti di biocontrollo, rinnovi di approvazioni per agrofarmaci e sostanze biocide, etichettatura digitale e rinnovi delle autorizzazioni per gli additivi per mangimi, prodotti di fermentazione ottenuti mediante microrganismi geneticamente modificati e requisiti sulle importazioni in materia di residui di agrofarmaci.
La componente sulla protezione dei dati dei biocidi è stata adottata con il Regolamento (UE) 2026/1165 del 20 maggio 2026, già in vigore. La proroga al 31 dicembre 2030 riguarda le categorie di dati individuate dall’atto.
Per la proposta di direttiva, il monitoraggio del dossier riporta la definizione del mandato negoziale del Consiglio il 27 maggio 2026. La proposta di regolamento resta oggetto di lavoro tecnico, con l’obiettivo di definire la posizione del Consiglio durante la Presidenza irlandese. Le due procedure devono essere seguite separatamente.
Al Parlamento europeo le proposte di semplificazione sono trattate congiuntamente dalle Commissioni Ambiente (ENVI) e Agricoltura e sviluppo rurale (AGRI). Il progetto di relazione presentato il 19 giugno 2026 dagli Onorevoli Michele Picaro (ECR) e Herbert Dorfmann (PPE) hanno ricevuto una valutazione positiva da Federchimica, poiché accolgono istanze relative agli agrofarmaci e ai biocidi.
Il calendario indicativo dell’Osservatorio legislativo del Parlamento colloca l’esame in plenaria nella sessione del 19 ottobre 2026, subordinatamente all’avanzamento dei lavori nelle commissioni competenti.
Federchimica continuerà a seguire da vicino il dossier, portando agli eurodeputati e alla Rappresentanza italiana presso l’UE le esigenze dei comparti industriali interessati.
OMNIBUS XI E XII
I due pacchetti più recenti alla data di aggiornamento del presente documento sono l’Omnibus XI e l’Omnibus XII, presentati il 24 giugno 2026. Il primo riguarda la semplificazione degli obblighi fiscali e di comunicazione; il secondo interviene sull’etichettatura energetica dei prodotti e degli pneumatici, anche attraverso strumenti digitali. Le singole proposte seguono le procedure previste dalle rispettive basi giuridiche: non tutte le misure fiscali rientrano necessariamente nella procedura legislativa ordinaria. L’esame istituzionale è nelle sue fasi iniziali.
CLIMA ED ENERGIA
La maggiore attenzione europea alla competitività deve ancora tradursi in risposte adeguate sul fronte dell’energia. Per Federchimica, i costi energetici restano un nodo decisivo, soprattutto nei comparti ad alta intensità energetica: la decarbonizzazione richiede investimenti e infrastrutture, ma anche condizioni economiche che li rendano sostenibili per le imprese.
Le revisioni del Sistema di scambio delle quote di emissione (EU ETS) e del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) hanno quindi un rilievo centrale per l’industria. Dal loro equilibrio dipendono gli incentivi alla decarbonizzazione e la protezione dal rischio di rilocalizzazione di produzioni ed emissioni, o carbon leakage.
SISTEMA DI SCAMBIO DELLE QUOTE DI EMISSIONE EU ETS
Nel 2026 l’EU ETS è al centro di più iniziative: la riserva di stabilità del futuro ETS2; l’invalidazione delle quote nella riserva dell’ETS esistente; la revisione generale del sistema; un intervento sui benchmark sostitutivi per il calore e i combustibili. Si tratta di dossier distinti, ciascuno con proprie proposte e posizioni negoziali.
ETS2 E RELATIVA RISERCA DI STABILITÀ DI MERCATO
La proposta presentata nel novembre 2025 riguarda la riserva di stabilità del mercato (MSR) dell’ETS2, destinato ai combustibili utilizzati negli edifici, nel trasporto stradale e in ulteriori settori. L’avvio operativo del sistema è stato rinviato al 2028 nel quadro della modifica della Legge europea sul clima per l’obiettivo al 2040.
Federchimica ha accolto favorevolmente il rafforzamento della riserva. Il Parlamento ha approvato il 15 settembre 2026 l’accordo interistituzionale raggiunto l’11 giugno; per completare l’adozione manca il via libera formale del Consiglio. Questo percorso resta distinto dalle modifiche alla riserva dell’ETS esistente.
RISERVA DELL'ETS ESISTENTE E INVALIDAZIONE DELLE QUOTE
Una seconda proposta, presentata nell’aprile 2026, intende interrompere l’invalidazione automatica delle quote detenute nella MSR oltre la soglia prevista. Federchimica sostiene la scelta della Commissione: preservare le quote nella riserva ne mantiene la disponibilità per il sistema.
Il Parlamento ha però adottato il 15 settembre 2026 una posizione meno incisiva, che innalza a 650 milioni la soglia dal 2027. Il Consiglio, il 23 settembre, ha proposto di sospendere l’invalidazione fino alla fine del 2030 e di introdurre dal 1° gennaio 2031 una soglia di 800 milioni di quote. Il negoziato interistituzionale partirà da queste due posizioni; nel frattempo restano in vigore le regole attuali.
REVISIONE GENERALE DELL’EU ETS
Il 17 luglio 2026 la Commissione ha presentato una proposta di revisione dell’EU ETS nel quadro dell’obiettivo climatico al 2040. La revisione riguarda, tra l’altro, l’assegnazione gratuita e il suo rapporto con il CBAM, gli strumenti per gli investimenti, il funzionamento del mercato e l’evoluzione della copertura settoriale. La Commissione richiama la Banca per la decarbonizzazione industriale, l’ETS Investment Booster e il sostegno del Fondo per l’innovazione e del Fondo per la modernizzazione. La proposta interessa anche aviazione e trasporto marittimo e l’inclusione graduale dell’incenerimento dei rifiuti urbani.
Tra i contenuti della proposta figurano inoltre il fattore di riduzione lineare, i possibili crediti internazionali di alta qualità e la prosecuzione dell’assegnazione gratuita dopo il 2030, con un maggiore legame agli investimenti di decarbonizzazione in Europa. Il testo affronta anche l’utilizzo dei proventi nazionali dell’ETS e l’integrazione degli assorbimenti permanenti di carbonio. Modalità operative e decorrenze saranno definite nell’esame legislativo dei singoli articoli.
Secondo la Commissione, l’integrazione degli assorbimenti permanenti dovrebbe offrire maggiore flessibilità ai settori più difficili da decarbonizzare e favorire lo sviluppo delle relative tecnologie. La revisione generale contiene anche ulteriori modifiche alla MSR, che seguono un percorso distinto dall’intervento sull’invalidazione delle quote.
L’On. Peter Liese (PPE – Germania) è Relatore sul dossier in commissione ENVI, competente per merito. Invece, in commissione ITRE, competente per parere, tale ruolo è stato affidato all’On. Jüri Ratas (PPE – Estonia). L’Osservatorio legislativo prevede l’esame in plenaria il 14 dicembre 2026: una data indicativa, mentre i tempi dell’accordo con il Consiglio restano aperti.
Federchimica ha avviato il confronto con i decisori europei per portare nel negoziato le difficoltà concrete della chimica: costi energetici elevati, concorrenza internazionale e, per una parte dei processi, una disponibilità ancora insufficiente di soluzioni mature e sostenibili su scala industriale. Per la Federazione, occorre mettere le imprese nelle condizioni di investire nella decarbonizzazione. Senza strumenti adeguati, un aumento dei costi del carbonio rischierebbe di sottrarre proprio le risorse necessarie alla trasformazione.
Federchimica chiede la soppressione delle nuove condizionalità che subordinano le quote gratuite a investimenti nella decarbonizzazione. Le assegnazioni devono conservare la funzione di protezione dal carbon leakage: vincolarle a investimenti non sostenibili o ostacolati dall’assenza di tecnologie, infrastrutture ed energia competitiva aumenterebbe i costi, riducendo le risorse disponibili per la transizione.
INTERVENTO SUI BENCHMARK PER IL CALORE E I COMBUSTIBILI
La proposta separata sui benchmark sostitutivi per il calore e i combustibili nel periodo 2026-2030 affronta una questione particolarmente sensibile per i comparti ad alta intensità energetica. Dai valori di riferimento dipende infatti l’assegnazione gratuita, con conseguenze dirette sui costi sostenuti dalle imprese.
Il Parlamento ha avviato il ricorso alla procedura d’urgenza nella sessione di settembre; il Consiglio ha definito il proprio mandato negoziale il 16 settembre 2026. L’intervento correttivo segue un iter autonomo rispetto alla revisione generale dell’ETS.
Per Federchimica, i benchmark devono riflettere prestazioni realistiche e l’effettivo progresso tecnologico. La proposta correttiva resta insufficiente rispetto alle esigenze del settore: per questo la Federazione ha sostenuto nel negoziato il mantenimento dei valori del 2025, così da contenere l’aggravio sull’assegnazione gratuita. È una richiesta ancora da tradurre nel testo definitivo.
MECCANISCMO DI ADEGUAMENTO DEL CARBONIO ALLE FRONTIERE CBAM
Complementare all’EU ETS, il CBAM è interessato da proposte presentate nel dicembre 2025 che riguardano, tra l’altro, l’estensione ai prodotti a valle e un fondo temporaneo per la decarbonizzazione. I due interventi seguono percorsi distinti, rispettivamente sull’ambito di applicazione del meccanismo e sugli strumenti di sostegno.
La proposta di estensione riguarda soprattutto prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio e mira a contrastare il trasferimento del carbon leakage lungo le filiere. L’esame parlamentare è affidato a ENVI. Il Consiglio ha definito il mandato negoziale il 12 giugno 2026 e il Parlamento ha adottato la propria posizione il 15 settembre, aprendo la strada ai negoziati interistituzionali.
La proposta sul fondo temporaneo per la decarbonizzazione offre uno strumento di sostegno la cui utilità andrà valutata alla luce dei beneficiari e delle condizioni di accesso. Restano quindi da affrontare i rischi di carbon leakage non coperti dal fondo, anche per il comparto chimico.
Federchimica mantiene alta l’attenzione sulle possibili estensioni del CBAM ad altri prodotti chimici. Nella revisione in corso, sostiene la non inclusione del metanolo, richiamando le specificità di questa materia prima e delle catene del valore che ne dipendono.
Prima di estendere il meccanismo alla chimica organica e ai polimeri, Federchimica chiede un’attenta valutazione della complessità delle filiere e dell’efficacia degli strumenti antielusivi. La dipendenza dalle importazioni e gli effetti sulle produzioni a valle devono pesare nelle scelte su un’eventuale estensione futura.
INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT IAA
Presentata dalla Commissione il 4 marzo 2026, la proposta di Industrial Accelerator Act intende rafforzare la capacità industriale europea attraverso misure di domanda, autorizzazioni più rapide, aree industriali e disposizioni sugli investimenti diretti esteri. Il sostegno ai prodotti e alle tecnologie a basse emissioni e di origine europea è articolato in requisiti e strumenti per specifici ambiti, senza introdurre un criterio applicabile automaticamente a tutti i prodotti.
Il dossier è esaminato dal Consiglio nella formazione Competitività e, congiuntamente, dalle commissioni parlamentari Industria, ricerca ed energia (ITRE), Commercio internazionale (INTA) e Mercato interno e protezione dei consumatori (IMCO). L’Osservatorio legislativo indica il 14 dicembre 2026 per l’esame in plenaria; il calendario resta indicativo e non assicura un accordo definitivo tra i colegislatori entro l’anno.
Il confronto si concentra sul perimetro dei requisiti di origine europea, sul trattamento dei partner commerciali e sui criteri per le produzioni a basse emissioni e l’impiego di fonti sostenibili di carbonio. Servono criteri verificabili che distinguano l’origine del prodotto e dei materiali dalla prestazione emissiva: da queste scelte dipenderà l’efficacia degli strumenti per le imprese.
Federchimica riconosce nell’IAA un passo verso una politica industriale più concreta. Valuta positivamente l’inclusione della chimica tra i settori strategici per le aree di accelerazione industriale e la possibilità di introdurre misure di domanda attraverso atti delegati. La priorità è renderle capaci di creare una domanda stabile e prevedibile per prodotti chimici e polimeri a bassa intensità di carbonio, circolari o derivanti da fonti sostenibili di carbonio.
La proposta contempla il sostegno alla domanda di sostanze e miscele di origine europea derivate da fonti sostenibili di carbonio. Federchimica chiede di estenderlo ai prodotti ottenuti con processi a basse emissioni, sulla base di criteri armonizzati e verificabili. Per la Federazione, l’IAA può contribuire ad affrontare un ostacolo concreto: il maggiore costo di produzione, o green premium, che frena la domanda di una parte di questi prodotti.
Per essere efficaci, le misure devono inoltre seguire le filiere fino alle applicazioni finali. Il riferimento della proposta all’impiego di sostanze nei prodotti sul mercato non implica automaticamente obblighi per gli operatori dei prodotti finiti. Federchimica chiede quindi, per le filiere individuate, requisiti che comprendano anche i beni finali, evitando che le importazioni di prodotti già assemblati aggirino gli obblighi imposti alla produzione europea.
Federchimica chiede un programma di lavoro trasparente, con tempi definiti, studi preparatori e consultazione delle filiere. Ogni misura va valutata rispetto a capacità produttiva, disponibilità delle materie prime, costi, reazione della domanda ed effetti di sostituzione. Perché la domanda si traduca in produzione europea, occorrono anche energia competitiva, infrastrutture e stabilità regolatoria, insieme a strumenti che sostengano gli investimenti e i maggiori costi operativi della trasformazione.
SCIENZE DELLA VITA
Nelle scienze della vita, l’aggiornamento delle regole europee risponde all’esigenza di rafforzare la capacità di innovare e produrre nell’Unione, assicurando la disponibilità dei medicinali e forniture più resilienti. Semplificare le procedure e sostenere la capacità produttiva assume quindi un rilievo industriale e sanitario, nel rispetto della tutela della salute e della sicurezza dei pazienti.
La riforma della legislazione farmaceutica, proposta nell’aprile 2023, ha raggiunto l’accordo politico tra Parlamento e Consiglio l’11 dicembre 2025. Il percorso prosegue attraverso i passaggi formali di adozione dei singoli atti. La riforma aggiorna un quadro risalente a oltre vent’anni fa e interviene sulle procedure di autorizzazione e valutazione dei medicinali, sugli strumenti a sostegno dell’innovazione e sulla prevenzione e gestione delle carenze. L’attuazione sarà scandita dalle decorrenze e dai periodi transitori previsti nei testi definitivi.
Il Critical Medicines Act mira a rafforzare la disponibilità dei medicinali critici nell’UE e a ridurre le vulnerabilità delle catene di fornitura. Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio il 12 maggio 2026. L’applicazione dipenderà dal completamento dell’iter formale e dalle disposizioni del testo definitivo.
È inoltre in corso l’esame della proposta presentata il 16 dicembre 2025 per una revisione mirata della normativa UE sui dispositivi medici e sui dispositivi medico-diagnostici in vitro. L’iniziativa mira a ridurre gli oneri amministrativi e a rendere le procedure più proporzionate e prevedibili, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e prestazione.
Le biotecnologie occupano un posto rilevante in questo percorso. Attraverso iniziative distinte per le applicazioni sanitarie e per la biotecnologia industriale e la biomanifattura, la Commissione intende creare condizioni più favorevoli al passaggio dalla ricerca alla produzione. La sfida è trasformare l’eccellenza scientifica europea in innovazione disponibile sul mercato e in capacità produttiva nell’Unione.
La proposta di Biotech Act I, presentata il 16 dicembre 2025, riguarda lo sviluppo e la commercializzazione di nuovi prodotti e trattamenti sanitari. Interviene sulle sperimentazioni cliniche e sugli strumenti che consentono di testare tecnologie innovative sotto supervisione. Tra gli incentivi prospettati figura un’estensione di dodici mesi del certificato protettivo complementare (SPC), riservata a determinati medicinali biotecnologici e medicinali di terapia avanzata che soddisfino le condizioni della proposta.
La Commissione sta inoltre preparando un’iniziativa dedicata alle biotecnologie industriali e alla biomanifattura, comunemente indicata come Biotech Act II. La consultazione avviata il 18 maggio 2026 ne prospettava la presentazione nel corso del 2026. L’iniziativa interessa la chimica, i materiali di origine biologica, l’agroalimentare e la bioeconomia, con attenzione allo sviluppo industriale dei prodotti e dei processi biotecnologici. Il calendario resta legato all’avanzamento dei lavori preparatori.
AMBIENTE
Il confronto sulla politica ambientale europea riguarda sempre più anche la sostenibilità economica e l’applicabilità delle misure. Nei dossier su acque, foreste e comunicazioni ambientali, la proporzionalità degli obblighi e la distribuzione dei costi hanno conseguenze dirette sulle imprese. Regole chiare e prevedibili sono essenziali per consentire agli operatori di programmare gli adeguamenti e contribuire agli obiettivi di tutela ambientale.
La Direttiva (UE) 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane (UWWTD) mostra quanto la ripartizione dei costi sia centrale in questo confronto. Entrata in vigore il 1° gennaio 2025, dovrà essere recepita entro il 31 luglio 2027. Il sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR) pone a carico dei produttori di medicinali e cosmetici almeno l’80% dei costi individuati dalla direttiva per il trattamento quaternario dei microinquinanti. La concentrazione degli oneri su questi due settori ha aperto un confronto sulla proporzionalità del meccanismo. Il 18 giugno 2026 il Parlamento europeo ha chiesto una nuova valutazione d’impatto e una sospensione temporanea delle disposizioni interessate. Nelle conclusioni del 3 settembre 2026 nella causa C-193/25, l’Avvocato generale Juliane Kokott ha proposto l’annullamento dell’articolo 9, paragrafo 1, lettera a), e dell’allegato III, relativi al regime EPR. Questi sviluppi rafforzano il confronto politico e giuridico sul regime EPR, ma le disposizioni restano applicabili secondo il calendario della direttiva. La richiesta del Parlamento non ne determina la sospensione e le conclusioni dell’Avvocato generale non sono vincolanti. Gli effetti del contenzioso dipenderanno dalla pronuncia della Corte e dalla sua portata.
Anche la revisione mirata della Direttiva quadro sulle acque (WFD), i cui lavori sono stati avviati dalla Commissione e richiamati dalla commissaria Roswall il 27 aprile 2026, tocca un nodo rilevante per l’industria: superare ostacoli applicativi e autorizzativi mantenendo gli standard di tutela delle acque. La presentazione della proposta consentirà di valutarne contenuti e calendario.
L’attuazione del Regolamento sulla deforestazione (EUDR) è accompagnata da linee guida e risposte ai quesiti applicativi (FAQ) nonché da modifiche all’elenco dei prodotti oggetto del Regolamento. La Commissione europea, infatti, tramite atti delegati ha incluso ulteriori prodotti, tra cui alcuni derivati dell’olio di palma. Per l’industria chimica, le modifiche al perimetro dell’EUDR hanno effetti diversi: l’inclusione di alcuni derivati dell’olio di palma interessa i comparti oleochimico e dei tensioattivi, mentre l’esclusione di pelli e cuoio alleggerisce il perimetro degli obblighi per la filiera conciaria. Federchimica richiama quindi l’attenzione sulla tracciabilità, sulla conformità delle importazioni e sugli impatti per le singole voci di prodotto, tenendo conto delle rispettive decorrenze. Per la disciplina generale, l’applicazione è prevista dal 30 dicembre 2026 per gli operatori grandi e medi e dal 30 giugno 2027 per quelli micro e piccoli, con specifiche eccezioni, tra cui gli operatori micro e piccoli già soggetti al precedente regolamento sul legno, per i quali resta il 30 dicembre 2026.
La Direttiva (UE) 2024/825 interviene sulle pratiche commerciali sleali e sulle informazioni ai consumatori, anche con riferimento alle dichiarazioni ambientali e al greenwashing. Gli Stati membri erano tenuti a recepirla entro il 27 marzo 2026; le disposizioni saranno applicabili dal 27 settembre 2026.
La proposta Green Claims, presentata nel marzo 2023, riguarda invece la dimostrazione e la verifica delle dichiarazioni ambientali. Dopo le posizioni adottate dai colegislatori nel 2024 e l’annuncio della Commissione del giugno 2025 sull’intenzione di ritirarla, il negoziato è bloccato. Tuttavia, il ritiro non è stato formalmente attuato e il dossier continua a figurare nel programma di lavoro delle Istituzioni europee, lasciando aperta la possibilità di una sua futura evoluzione.
ECONOMIA CIRCOLARE
L’economia circolare assume un rilievo crescente per la competitività e l’autonomia strategica dell’Unione. Valorizzare i materiali e rafforzare le filiere del riciclo può contribuire a ridurre le dipendenze produttive europee. Nell’ultimo anno, questa prospettiva ha accompagnato l’attuazione delle regole sugli imballaggi, il riesame della disciplina sulla plastica monouso e i lavori sulla futura normativa europea per l’economia circolare.
Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) si applica, in via generale, dal 12 agosto 2026, ferme restando le scadenze specifiche previste per i diversi obblighi. La sua attuazione richiede lo sviluppo della normativa secondaria e indicazioni applicative sui requisiti riguardanti prodotti, operatori e sistemi di gestione. Per le imprese, soprattutto per le PMI, l’adeguamento può essere impegnativo: coinvolge processi produttivi, sistemi di imballaggio, gestione dei rifiuti e adempimenti documentali. Federchimica ritiene essenziale che gli operatori dispongano per tempo di orientamenti chiari e degli atti necessari all’applicazione, con disposizioni coerenti tra loro. L’incertezza interpretativa rende infatti più difficile programmare gli investimenti e organizzare la conformità.
È inoltre in corso il riesame della Direttiva sulla plastica monouso (SUPD). Il monitoraggio del dossier richiama una consultazione tra dicembre 2025 e marzo 2026. La relazione di valutazione della Commissione è prevista entro il 3 luglio 2027 e potrà essere accompagnata, ove ritenuto necessario, da una proposta di revisione. Il riesame non comporta automaticamente una modifica della direttiva; l’eventuale intervento dovrà essere coordinato con il PPWR.
Il futuro Circular Economy Act offre l’occasione per affrontare gli ostacoli che ancora limitano il mercato unico delle materie prime seconde e l’impiego di materiali riciclati. Nei lavori preparatori, la Commissione esamina le condizioni che ne frenano disponibilità, circolazione e utilizzo. Una maggiore integrazione delle filiere del riciclo può sostenere la trasformazione industriale e ridurre la dipendenza dalle risorse primarie. L’iniziativa è programmata per il 2026; forma giuridica, contenuti e calendario effettivo dipendono dalla conclusione dei lavori preparatori e dalla presentazione della proposta da parte della Commissione europea.
QUADRO FINANZIARIO PLURIENNALE
Il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034 sarà decisivo per dare alle priorità europee un sostegno finanziario adeguato. Nel luglio 2025 la Commissione ha presentato una proposta di circa 2.000 miliardi di euro a prezzi correnti, accompagnata da una revisione dell’architettura dei programmi. Per il sistema produttivo, la distribuzione delle risorse e le modalità di accesso ai finanziamenti avranno un peso concreto sulla capacità di investire.
Tra le novità figura il Fondo europeo per la competitività, al quale la Commissione propone di destinare circa 234 miliardi di euro. Insieme ai 175 miliardi proposti per Horizon Europe, i due strumenti raggiungerebbero complessivamente circa 409 miliardi. La dimensione effettiva di questo sostegno dipenderà dal negoziato: si tratta di risorse proposte, ancora da approvare.
L’adozione del QFP segue la procedura legislativa speciale dell’articolo 312 TFUE: il Consiglio delibera all’unanimità, previa approvazione del Parlamento europeo. Quest’ultimo può approvare o respingere il testo sottoposto al suo consenso, ma non emendarlo nell’ambito di tale passaggio. I negoziati sui programmi settoriali e sulle rispettive basi giuridiche seguono le procedure pertinenti e vanno distinti dall’approvazione del quadro finanziario complessivo.
Come detto, per Horizon Europe 2028-2034, la Commissione propone una dotazione di 175 miliardi di euro. Il confronto riguarda il sostegno alla ricerca e all’innovazione e il collegamento tra risultati scientifici, sviluppo tecnologico e applicazione industriale. Tra i temi del dibattito parlamentare figurano l’autonomia del programma rispetto al Fondo europeo per la competitività e il ruolo del Consiglio europeo della ricerca (ERC) e del Consiglio europeo per l’innovazione (EIC). Il progetto del Relatore, l’On. Christian Ehler (PPE – Germania) propone di portare la dotazione di Horizon Europe a 220 miliardi di euro e di rafforzare la ricerca collaborativa e l’autonomia del programma. Si tratta della proposta del Relatore, ancora soggetta all’esame parlamentare e al negoziato sul bilancio. La definizione delle dotazioni resta legata all’accordo sul QFP e ai successivi passaggi istituzionali. L’obiettivo è avere i programmi pronti per il 1° gennaio 2028. Per le imprese, la tempestività delle decisioni sarà essenziale per poter programmare gli investimenti e tradurre le priorità europee in progetti industriali.