IL PROGRAMMA RESPONSIBLE CARE
Responsible Care è il Programma mondiale volontario di promozione dello sviluppo sostenibile dell’industria chimica, secondo valori e comportamenti orientati alla sicurezza, alla salute e all’ambiente, nell’ambito più generale della responsabilità sociale d’impresa.
Nato in Canada nel 1984, il Programma è attualmente adottato da 70 Paesi nel mondo. Nel 1989 Cefic (European Chemical Industry Council) lo ha promosso in Europa, dove è oggi attuato da oltre 4 mila imprese chimiche. Federchimica ha introdotto Responsible Care in Italia nel 1992; vi aderiscono 178 imprese (al 31 luglio 2026) di grande, media e piccola dimensione, di proprietà nazionale ed estera.
Responsible Care supporta le imprese aderenti nell’integrazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica nelle strategie aziendali, attraverso l’approccio del miglioramento continuo delle prestazioni e l’adozione di un sistema di gestione basato su due documenti di riferimento: il “Responsible Care Management Framework” e il “Responsible Care Self-Assessment WebTool” (Tool), realizzati da Cefic e adottati da Federchimica a livello nazionale.
Il Tool (Tavola XX) è uno strumento informatico interattivo che permette di effettuare in maniera rapida e autonoma una valutazione del livello di sostenibilità delle attività aziendali, che consiste in:
- una serie di consigli utili per il miglioramento delle prestazioni aziendali sullo sviluppo sostenibile;
- una valutazione rispetto a tutti i principali standard di certificazione (ISO 9001, ISO 14001, ISO 26000, ISO 45001, ISO 50001 ed EMAS), agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) definiti dalle Nazioni Unite e agli standard europei di rendicontazione di sostenibilità (ESRS);
- un’analisi comparativa anonima delle proprie prestazioni (benchmark) rispetto a tutte le imprese chimiche a livello europeo e nazionale.
Ogni due anni Cefic chiede alle imprese aderenti a Responsible Care a livello europeo di valutare le proprie prestazioni di sostenibilità attraverso il Tool. I risultati ottenuti dalle imprese chimiche in Italia (in una scala da uno a quattro, dove quattro è il livello più elevato) hanno superato il benchmark europeo in tutte le sei aree di valutazione. Dalla leadership aziendale al contributo alla sostenibilità, dalla salvaguardia delle persone e dell’ambiente alla gestione dei prodotti chimici, fino al coinvolgimento dei partner aziendali e degli stakeholder, l’industria chimica del nostro Paese dimostra il suo impegno nel perseguire lo sviluppo sostenibile (Tavola 41).


LA RAPPRESENTATIVITÀ DEL PROGRAMMA E LA GENERAZIONE DI VALORE
Il Rapporto annuale Responsible Care in Italia viene elaborato in base alla struttura dei principi europei di rendicontazione di sostenibilità (ESRS - European Sustainability Reporting Standard), individuati dalla Direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD - Corporate Sustainabilty Reporting Directive), tenendo anche in considerazione la logica e le caratteristiche di un bilancio aggregato di settore.
Il 31° Rapporto annuale Responsible Care presenta i risultati ottenuti da 176 imprese (al 31 dicembre 2025), con 469 siti in Italia (unità produttive e/o logistiche), 42.201 dipendenti e un valore economico generato complessivamente di 34,2 miliardi di euro.
Le imprese aderenti sono un campione molto significativo dell’ampio universo dell’industria chimica in Italia, di cui rappresentano il 53% del valore economico generato.
Altri dati e informazioni riportati nel testo relativi a parametri sociali, ambientali ed economici si riferiscono all’industria chimica complessiva in Italia con 113.600 dipendenti nel 2024 e un valore economico generato di 65 miliardi di euro (Tavola 43).
Da questo ammontare sono stati distribuiti agli stakeholder il 90,3% del valore economico generato, equivalente a 58,7 miliardi di euro, mentre più della metà del rimanente valore economico trattenuto contribuisce a finanziare investimenti indispensabili per la transizione ecologica e digitale del Paese. Nel 2024 le imprese chimiche aderenti a Responsible Care hanno destinato a sicurezza, salute e ambiente 708 milioni di euro, il 2,1% del valore economico generato.
È un dato molto rilevante anche tenuto conto dell'impatto che l’industria chimica ha su tutte le filiere economiche: i prodotti chimici trovano impiego dall’industria, all’agricoltura, ai servizi, ai consumi delle famiglie, e contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale di chi li utilizza, siano essi imprese industriali, utilizzatori professionali o consumatori.
LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
Cambiamenti climatici, emissioni in aria, acqua e suolo, risorse idriche, biodiversità ed ecosistemi, uso delle risorse ed economia circolare: queste sono le grandi sfide da affrontare nei prossimi anni per perseguire una crescita compatibile con la salute del Pianeta.
La dimensione ambientale della sostenibilità è un tema molto rilevante che le imprese chimiche – in particolare quelle aderenti a Responsible Care - si impegnano a rendicontare e perseguire promuovendo la riduzione degli impatti ambientali, anche attraverso modelli economici circolari, con il miglioramento continuo di processi e prodotti e tramite ricerca e innovazione.
I risultati ottenuti dal settore sono molto significativi e le serie storiche raccontano un miglioramento costante sul fronte della sostenibilità ambientale, che dura da oltre trent’anni, indipendentemente dall’andamento economico congiunturale.
CAMBIAMENTI CLIMATICI
Tra i temi più rilevanti per il settore chimico ci sono i cambiamenti climatici legati alle emissioni di gas a effetto serra, che cattura l’interesse degli stakeholder delle imprese chimiche nella valutazione degli impatti (positivi e negativi).
L’impatto sui cambiamenti climatici da parte di un’impresa, di un’organizzazione o di un singolo può avvenire attraverso emissioni dirette (scope 1) ed emissioni indirette (scope 2 e scope 3). Le emissioni scope 3 non sono aggregabili senza incorrere in doppi conteggi e di conseguenza non rendicontabili a livello di settore.
Le emissioni dirette (scope 1) di gas serra dell’industria chimica si sono ridotte del 70% rispetto al 1990 e sono già in linea con gli obiettivi comunitari per il 2030 (-55%) (Tavola 44). Il raggiungimento del nuovo obiettivo intermedio della Commissione europea al 2040 (-90%) comporterebbe una ulteriore riduzione da parte del settore chimico delle emissioni pari a circa i 2/3 dei valori attuali.

Questo importante risultato ottenuto dall’industria chimica è significativamente correlato a una sempre maggiore efficienza produttiva, come dimostra l’indice delle emissioni specifiche, calcolato a parità di produzione, che si è ridotto del 63% rispetto al 1990.
Sempre rispetto al 1990, l’industria chimica ha inoltre ridotto del 75% le emissioni indirette di tipo scope 2, legate all’utilizzo di energia elettrica e vapore, in continuo e costante miglioramento anche nel medio e breve periodo.
Alla base di questo notevole risultato ci sono la modernizzazione di impianti, processi e macchine delle imprese chimiche, gli efficientamenti produttivi e il cambiamento del mix di produzione dell’elettricità, con un maggiore impiego di fonti rinnovabili, dell’industria energetica.
Nel complesso - considerando le emissioni dirette e indirette - negli ultimi 30 anni l’industria chimica ha ridotto i propri impatti sui cambiamenti climatici del 71% (Tavola 45). Le imprese aderenti a Responsible Care® hanno raggiunto una riduzione del 78%, dimostrando ancora una volta di essere l’eccellenza del settore.

Per conseguire gli obiettivi sui cambiamenti climatici, l’industria chimica si è fortemente impegnata a ridurre il proprio consumo energetico. Rispetto al 1990, i consumi finali di energia dell’industria chimica in Italia si sono ridotti del 50%; in particolare le imprese aderenti a Responsible Care lo hanno ridotto del 66% rispetto al 1995. Questi risultati sono da correlarsi anche a un notevole incremento dell’efficienza energetica: +44,3% dal 2000 (Tavola 46, Tavola 47). Un risultato, quest’ultimo, molto rilevante considerato che l’Unione Europea si è posta come obiettivo a livello comunitario l’incremento dell’efficienza energetica del 32,5% entro il 2030.
Tra i consumi energetici, quello da fonti fossili rimane prevalente e indispensabile per fornire l’energia necessaria al funzionamento degli impianti. Negli ultimi anni, laddove possibile, è stata introdotta una quota di energia rinnovabile, che è passata dal 4,1% del totale nel 1990 al 17,6% nel 2023. Si tratta di un incremento dovuto in piccola parte all’utilizzo di biocombustibili ma, soprattutto, all’acquisto di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, che è passata dal 16,4% del 1990 al 43,3% nel 2023.


EMISSIONI IN ACQUA, ARIA E SUOLO
L’attenzione verso un’economia più sostenibile comporta anche azioni per la mitigazione degli impatti su acqua, aria e suolo attraverso la riduzione delle emissioni, nonché la gestione corretta delle sostanze preoccupanti e/o estremamente preoccupanti durante le fasi di produzione, uso, distribuzione e commercializzazione.
Le principali emissioni in atmosfera non comprese nei gas a effetto serra sono gli NOX (ossidi di azoto) e la SO2 (anidride solforosa), ovvero le sostanze chimiche maggiormente responsabili del fenomeno dell’acidificazione delle piogge, i COV (composti organici volatili) e le polveri (o particolato).
Rispetto al 1990, le imprese chimiche hanno registrato una riduzione di questi indicatori di valori compresi tra il -90% e il -98%; le imprese aderenti a Responsible Care® hanno ottenuto prestazioni ancora migliori. Tale risultato è stato reso possibile grazie a innovazioni di processo, nuove formulazioni, nuove tecnologie e sistemi di abbattimento delle emissioni degli impianti (Tavola 48).

Le imprese aderenti a Responsible Care sono anche molto attente alla qualità dei corpi idrici in cui immettono le proprie acque di scarico e sono impegnate a minimizzare la quantità di sostanze inquinanti in esse contenute, attraverso miglioramenti di processo e di prodotto, nonché l’introduzione di nuove tecnologie per il loro abbattimento. Questo impegno, congiuntamente con altre iniziative, ha permesso di migliorare gli impatti sulla biodiversità dei corsi d‘acqua dolce e del mare. Infatti, i principali parametri presi in considerazione nel 2024 presentano valori inferiori rispetto al 1990: le riduzioni vanno dal -47% del fosforo (P) al -84% della domanda chimica di ossigeno (COD) (Tavola 49).

ACQUA E RISORSE MARINE
L’industria chimica è fortemente impegnata anche nella gestione efficiente delle risorse idriche. Nel 2024 i prelievi di acqua delle imprese aderenti a Responsible Care sono stati pari a 856 milioni di m3, con una riduzione di 56 milioni di m3 rispetto al 2023 e di 1.280 milioni di m3 rispetto al 2005, primo anno per il quale è disponibile un dato significativo e attendibile.
La fonte principale di approvvigionamento è il mare (73,9%) che, insieme all’acqua di fiume (12,2%), viene impiegata per il raffreddamento degli impianti; questo utilizzo (87,2% del totale) comporta un limitato impatto ambientale: la parte di acqua che non evapora durante il processo di raffreddamento viene riutilizzata o restituita ai corpi idrici.
L’acqua dolce (fiume, pozzo e acquedotto), la più pregiata e indispensabile per gli ecosistemi, con 223 milioni di m3 nel 2024 rappresenta solo il 26,1% dei prelievi di acqua delle imprese aderenti a Responsible Care; la diminuzione annua dei prelievi di acqua dolce rispetto al 2005 è stata del 61,5%, pari a 357 milioni di m3 (Tavola 50).

Il prelievo di acqua potabile rappresenta solo il 4,2% dell’acqua dolce (1,1% sul totale prelevato) e nel 2024 è stato di oltre 9,3 milioni di m3, valore considerevolmente inferiore rispetto al 2005 (oltre 20 milioni di m3).
I prelievi specifici di acqua (ossia calcolati a parità di produzione), si sono ridotti del 44,7% rispetto al 2005. Per l’acqua dolce la diminuzione è stata del 47,1%, una prova tangibile dell’attenzione delle imprese chimiche per la salvaguardia delle risorse idriche del Pianeta.
ECONOMIA CIRCOLARE
“Economia circolare” definisce un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo: un’economia dove il valore di prodotti, materiali e risorse è mantenuto nel sistema economico il più a lungo possibile, attraverso efficienza e attività di prevenzione, riuso, raccolta e riciclo dei rifiuti.
L’industria chimica nel 2023 ha prodotto 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti, dato in calo rispetto agli anni precedenti. Le imprese aderenti a Responsible Care perseguono questo modello, in primo luogo, ponendo particolare attenzione a prevenire la produzione dei rifiuti.
La quantità totale dei rifiuti prodotti dalle imprese aderenti a Responsible Care nel 2024 è stata 0,8 milioni di tonnellate (di cui il 55% pericolosi), in linea con il 2023 e in riduzione rispetto al 2022 (1,1 milioni di tonnellate).
Il riciclo, con il 48,9%, è la prima modalità di smaltimento: un’ulteriore testimonianza dell’attenzione delle imprese chimiche verso un’economia circolare che tenda a riutilizzare il rifiuto o a trasformarlo in nuova risorsa. Il resto dei rifiuti viene smaltito mediante un trattamento chimico, fisico o biologico (22,1%), inviato a incenerimento (5,4%), smaltito attraverso la discarica (3,4%), o destinato ad altri trattamenti (20,2%).
Più nel dettaglio, si può osservare che la quantità percentuale di rifiuti prodotti avviati a riciclo da parte delle imprese aderenti a Responsible Care è aumentata di oltre 26 punti percentuali rispetto al 2015. Ancora più significativo è il dato relativo ai rifiuti pericolosi avviati a riciclo, che passano dal 32% del 2015 al 38% del 2024, un dato particolarmente importante che evidenzia l’impegno a garantire la migliore destinazione di smaltimento dei propri rifiuti a maggiore pericolosità (Tavola 51).

LA SICUREZZA E SALUTE SUI LUOGHI DI LAVORO
Sicurezza e salute sono il primo impegno delle imprese chimiche, sempre più attente a garantire un eccellente livello di benessere sui luoghi di lavoro. L’incidenza degli infortuni nell’industria chimica è inferiore del 40% rispetto alla media manifatturiera. Le imprese aderenti a Responsible Care sono l’eccellenza dell’industria chimica (-32% di incidenza rispetto al settore).
Nel dettaglio, l’andamento dell’indice degli infortuni dell’industria chimica mostra una riduzione del 46% nel 2024 rispetto al 2010. Il percorso di riduzione del fenomeno infortunistico è costante e graduale nel tempo e testimonia l’attenzione posta dalle imprese chimiche alla gestione della sicurezza sui luoghi di lavoro. (Tavola 52).
La sensibilizzazione dei dipendenti verso atteggiamenti sicuri e responsabili, l’innovazione nell’ambito delle tecnologie digitali e l’introduzione di buone pratiche organizzative sono i principali fattori che hanno contribuito a questo risultato.

L’industria chimica e le imprese aderenti a Responsible Care sono impegnate a preservare la salute dei propri dipendenti, garantendone sia l’integrità fisica, sia quella relativa a patologie connesse con lo stress lavoro-correlato, attraverso organizzazione e luoghi di lavoro idonei allo svolgimento dell’attività professionale con il minor rischio tecnopatico possibile per i lavoratori.
L’industria chimica è tra i settori in cui è più bassa l’incidenza di patologie connesse allo svolgimento di mansioni professionali in proporzione all’attività lavorativa effettuata (-69% rispetto all’industria manifatturiera).
L’andamento dell’indice di frequenza delle malattie professionali nel periodo 2010-2024 mostra una tendenza in significativa riduzione (-51%). Nel 2024, nell’industria chimica sono state registrate 0,21 malattie professionali per milione di ore lavorate.