La chimica ha raggiunto un significativo grado di internazionalizzazione con oltre 500 filiali estere, quasi 40mila addetti e un fatturato di 13,5 miliardi di euro.
L’internazionalizzazione consente di presidiare i mercati più dinamici, proporsi come fornitori globali ed essere vicini ai clienti, sfruttare i vantaggi di costo e acquisire nuove competenze.
La quota di addetti impiegati nelle filiali estere dalle imprese a capitale italiano raggiunge il 33% a fronte del 19% nel totale dell’industria manifatturiera, un risultato non trascurabile se si pensa alla complessità sul piano tecnologico, normativo e organizzativo di aprire e gestire un impianto chimico all’estero.
Tale complessità spiega la dimensione media delle imprese chimiche a controllo nazionale residenti all’estero, che risulta pari a circa 75 addetti, di molto superiore alla dimensione media delle imprese di settore in Italia pari a quasi 28 addetti.
La principale area di destinazione degli investimenti diretti esteri è l’Unione europea (41% degli addetti), ma le aziende investono anche fuori dal continente: in Asia (20%, in aumento), Nord America (15%, in leggero calo) e Sud America (15%, stabile).