Industria chimica- innovativa ed ad elevato valore aggiunto

Grazie a un valore della produzione pari a 55 miliardi di euro, l'Italia si conferma il terzo produttore chimico europeo, con una quota del 10%, e il dodicesimo al mondo. La chimica è, inoltre, il quarto settore industriale del Paese.

Per diverse produzioni della chimica fine e specialistica l’industria chimica italiana riveste posizioni anche più rilevanti; in alcuni casi, come nei principi attivi farmaceutici, vanta una leadership a livello mondiale. In ambito europeo l’Italia è anche il terzo mercato per l’impiego di prodotti chimici, a testimonianza della forte vocazione industriale del Paese.

Le imprese chimiche attive in Italia sono più di 2.800 e occupano circa 112 mila addetti altamente qualificati.

L’industria chimica, attraverso l’indotto, genera occupazione qualificata anche negli altri settori (basti pensare, ad esempio, ai servizi specializzati in ambito ambientale). Si stima che l’occupazione complessivamente generata sia oltre il doppio di quella diretta (circa 277 mila addetti).

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Negli ultimi anni la performance dell’industria chimica è stata condizionata dalle politiche di controllo del debito pubblico che hanno penalizzato la domanda interna.

L’export e i processi di internazionalizzazione si sono rivelati vitali per contenere le perdite: a fronte di un calo delle vendite domestiche del 28%, dal 2007 il valore della produzione è diminuito solo del 2% grazie alla forte crescita dell’export (+37%). Ciò ha consentito di limitare anche la perdita di occupati e di know-how: -7% nella chimica contro il -14% nel totale dell’industria manifatturiera italiana.

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La chimica ha resistito alla crisi senza compromettere irrimediabilmente la sua capacità di crescita di medio termine. Insieme alla farmaceutica, è infatti il settore con la minore incidenza di sofferenze sui prestiti bancari.

L’industria chimica si colloca ai vertici della classifica di competitività strutturale dei settori produttivi, stilata dall’Istat sulla base dell’Indicatore sintetico di competitività strutturale (ISCO). Questo indicatore coglie la “sostenibilità economica” di un settore, ovvero la sua capacità di crescere e creare occupazione di qualità nel medio periodo.

Il buon posizionamento della chimica nei fattori chiave di competitività (innovazione, internazionalizzazione, produttività e redditività) rappresenta un pre-requisito essenziale per garantire al Paese una migliore sostenibilità sociale e ambientale
. Senza sviluppo, infatti, non si creano posti di lavoro né si hanno le risorse per investire nella tutela dell’ambiente.

E’ importante che l’impegno delle imprese non sia compromesso dalle inefficienze del Sistema Paese: in un mondo globalizzato, esse pesano molto più che in passato in quanto la competizione non riguarda solo le imprese ma anche i Paesi.

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Il settore riveste il 6% dell’industria manifatturiera in termini di fatturato, ma la sua importanza non si limita alla componente dimensionale.

Con una quota di personale dedicato alla R&S pari al 7,5% a fronte del 4,9% della media manifatturiera, l’industria chimica è caratterizzata da un’importante attività di ricerca. Data la pervasività della chimica, impiegata in tutti i settori, la sua innovazione tecnologica ha rilevanti effetti moltiplicativi su tutta l’economia in termini di miglioramento della produttività, della competitività e della sostenibilità ambientale, in particolare nei settori portanti del Made in Italy.

Intensità di capitale, innovazione e Risorse Umane altamente qualificate rendono la chimica uno dei settori a maggiore produttività nel panorama industriale italiano: il valore aggiunto per addetto è tra più i elevati ed è superiore di oltre il 75% alla media manifatturiera.

Anche le spese del personale per dipendente collocano la chimica ai vertici della classifica dei settori industriali: in sostanza, la chimica è un settore adatto a un Paese avanzato come l’Italia, perché è in grado di garantire occupazione qualificata e, di conseguenza, ben remunerata.

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