Imprese a controllo estero- una risorsa preziosa

La chimica si contraddistingue per una presenza radicata delle imprese a capitale estero che contribuiscono in modo significativo al benessere del territorio italiano attraverso un valore della produzione di circa 24 miliardi di euro nel 2023, investimenti per 827 milioni di euro all’anno e acquisti di beni e servizi presso fornitori italiani per circa 11 miliardi di euro.

L’attività realizzata in Italia coinvolge la R&S per oltre 227 milioni di euro all’anno, anche alla luce della presenza di diversi centri di eccellenza responsabili per l’intero Gruppo a livello mondiale in riferimento a specifiche aree della chimica o produzioni.

Nonostante i vincoli del Sistema Paese, in Italia esiste un know-how chimico forte e distintivo in grado di attrarre gli investimenti esteri. Infatti, la quota di addetti delle imprese a capitale estero – pari a circa il 30% nell’industria chimica – è prossima alla media europea (36%) e quasi doppia rispetto all’industria manifatturiera italiana (15%).

Da un punto di vista di più lungo periodo, la presenza estera nella chimica italiana è rimasta pressoché stabile, intorno al 30%, negli ultimi 10 anni.


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Le imprese a capitale estero sono una risorsa importante per la chimica, anche perché costituiscono una parte rilevante delle imprese di maggiori dimensioni operanti in Italia: rappresentano, infatti, oltre il 40% degli addetti impiegati nelle grandi imprese.

I Gruppi internazionali sono spesso un modello di riferimento per il settore e l’intera filiera. Potendo attingere alle migliori pratiche generate in tutto il mondo (non solo in termini di presidio dei mercati esteri, ma anche di modelli organizzativi, formazione, competenze, responsabilità sociale), spesso rappresentano la punta più avanzata di un settore, quello chimico, già di per sé tra i più avanzati. La loro produttività del lavoro, espressa come valore aggiunto per addetto, è oltre il doppio della media manifatturiera.

In particolare, le multinazionali estere che operano nella chimica italiana provengono soprattutto dall’Unione europea: sul totale delle imprese a controllo estero coprono una quota di oltre il 53%. Per rilevanza, seguono il Nord America con il 23% e le multinazionali provenienti da Paesi europei non UE, che ne rappresentano il 16%. A seguire le multinazionali asiatiche, presenti con circa l’8% delle controllate estere. 

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Non c’è contrapposizione tra imprese estere e nazionali, anzi le due tipologie tendono sempre più ad assomigliarsi.

La specializzazione in funzione dei fattori di competitività locali e la proiezione verso il mercato globale (attraverso l’export e l’internazionalizzazione produttiva) accomunano le imprese chimiche nazionali ed estere.

A fronte di un andamento del mercato interno dalle fasi alterne, l’orientamento all’export ha visto una notevole accelerazione nell’ultimo decennio. Tale processo di trasformazione ha visto tra i protagonisti anche le filiali dei Gruppi esteri: la quota di produzione destinata all’export si colloca attualmente oltre il 70%.

Complessivamente il 58% del valore della produzione chimica realizzato in Italia fa riferimento a imprese multinazionali a controllo estero o nazionale.

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