Coerentemente, il settore chimico e farmaceutico è il principale sbocco per i laureati in discipline chimiche (36% del totale), a conferma del legame unico con la sua scienza. Esistono, però, possibilità di impiego negli altri settori industriali (22%), che usano prodotti e tecnologie chimiche, nei servizi privati (14%), spesso fornitori specializzati, e nel settore pubblico (28%), dalla ricerca all’insegnamento agli enti di tutela di sicurezza e ambiente (come ad esempio ASL, ARPA).
I dottori di ricerca in scienze di base trovano impiego nel per la maggior parte nel settore pubblico (71,3%), tuttavia il settore chimico-farmaceutico rappresenta uno sbocco rilevante (7,5%).
Gli esiti occupazionali restituiscono dunque una formazione complessivamente coerente con la domanda delle imprese, che resta però da presidiare in ambiti specifici. In Italia, alla luce della rilevante presenza di imprese attive nella formulazione chimica, pari al 48% del valore della produzione, è importante che gli insegnamenti universitari valorizzino non solo la chimica di sintesi, ma anche quella delle formulazioni: adeguare l’offerta formativa alle caratteristiche reali del tessuto produttivo è la premessa perché le competenze trovino sbocco, e valore, sul territorio nazionale.
Coerentemente, il settore chimico e farmaceutico è il principale sbocco per i laureati in discipline chimiche (36% del totale), a conferma del legame unico con la sua scienza. Esistono, però, possibilità di impiego negli altri settori industriali (22%), che usano prodotti e tecnologie chimiche, nei servizi privati (14%), spesso fornitori specializzati, e nel settore pubblico (28%), dalla ricerca all’insegnamento agli enti di tutela di sicurezza e ambiente (come ad esempio ASL, ARPA).
I dottori di ricerca in scienze di base trovano impiego nel per la maggior parte nel settore pubblico (71,3%), tuttavia il settore chimico-farmaceutico rappresenta uno sbocco rilevante (7,5%).
Gli esiti occupazionali restituiscono dunque una formazione complessivamente coerente con la domanda delle imprese, che resta però da presidiare in ambiti specifici. In Italia, alla luce della rilevante presenza di imprese attive nella formulazione chimica, pari al 48% del valore della produzione, è importante che gli insegnamenti universitari valorizzino non solo la chimica di sintesi, ma anche quella delle formulazioni: adeguare l’offerta formativa alle caratteristiche reali del tessuto produttivo è la premessa perché le competenze trovino sbocco, e valore, sul territorio nazionale.