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L'INDUSTRIA CHIMICA IN CIFRE

Dati e analisi per conoscere meglio l'industria chimica

L'obiettivo è rendere disponibili, in modo semplice, le informazioni necessarie per la comprensione delle problematiche dell'industria chimica, del suo ruolo e dei suoi trend evolutivi nel mondo e in Italia. Ogni sezione tratta un argomento specifico accompagnando al testo alcune tavole.

Numerose opportunità occupazionali per laureati chimici e risorse altamente qualificate


L’attenzione ai giovani riflette la valorizzazione del capitale umano qualificato. I laureati, pari al 30% degli addetti, sono circa il doppio della media industriale.

Dopo una significativa crescita dei laureati in discipline chimiche dal 2010, il 2025 vede un calo del numero di iscritti. In questo contesto, da rafforzare anche la componente femminile: 49% tra i laureati chimici, 13 punti percentuali sotto la media, con divario più ampio nel farmaceutico.

Il valore del percorso formativo trova conferma negli esiti occupazionali: il tasso di occupazione a un anno dalla laurea in chimica e ingegneria chimica e dei materiali supera il 93%, quota superiore alla generalità dei corsi (88%). Già dopo un solo anno dal conseguimento del titolo, la laurea in discipline chimiche è valutata da parte dei laureati come molto efficace nel 76% dei casi, a confronto con una media del 62% nella generalità dei percorsi formativi (dati Almalaurea).

Alle competenze si accompagna un’elevata propensione alla mobilità: il 50% dei laureati si trasferirebbe stabilmente all’estero, il 49% effettuerebbe trasferte. È insieme un’opportunità, un attestato di valore e un segno di internazionalizzazione; occorre tuttavia contrastare la “fuga di talenti” con interventi, anche istituzionali, per trattenere e richiamare le professionalità più qualificate.


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Coerentemente, il settore chimico e farmaceutico è il principale sbocco per i laureati in discipline chimiche (36% del totale), a conferma del legame unico con la sua scienza. Esistono, però, possibilità di impiego negli altri settori industriali (22%), che usano prodotti e tecnologie chimiche, nei servizi privati (14%), spesso fornitori specializzati, e nel settore pubblico (28%), dalla ricerca all’insegnamento agli enti di tutela di sicurezza e ambiente (come ad esempio ASL, ARPA).

I dottori di ricerca in scienze di base trovano impiego nel per la maggior parte nel settore pubblico (71,3%), tuttavia il settore chimico-farmaceutico rappresenta uno sbocco rilevante (7,5%).

Gli esiti occupazionali restituiscono dunque una formazione complessivamente coerente con la domanda delle imprese, che resta però da presidiare in ambiti specifici. In Italia, alla luce della rilevante presenza di imprese attive nella formulazione chimica, pari al 48% del valore della produzione, è importante che gli insegnamenti universitari valorizzino non solo la chimica di sintesi, ma anche quella delle formulazioni: adeguare l’offerta formativa alle caratteristiche reali del tessuto produttivo è la premessa perché le competenze trovino sbocco, e valore, sul territorio nazionale. 



















Coerentemente, il settore chimico e farmaceutico è il principale sbocco per i laureati in discipline chimiche (36% del totale), a conferma del legame unico con la sua scienza. Esistono, però, possibilità di impiego negli altri settori industriali (22%), che usano prodotti e tecnologie chimiche, nei servizi privati (14%), spesso fornitori specializzati, e nel settore pubblico (28%), dalla ricerca all’insegnamento agli enti di tutela di sicurezza e ambiente (come ad esempio ASL, ARPA).

I dottori di ricerca in scienze di base trovano impiego nel per la maggior parte nel settore pubblico (71,3%), tuttavia il settore chimico-farmaceutico rappresenta uno sbocco rilevante (7,5%).

Gli esiti occupazionali restituiscono dunque una formazione complessivamente coerente con la domanda delle imprese, che resta però da presidiare in ambiti specifici. In Italia, alla luce della rilevante presenza di imprese attive nella formulazione chimica, pari al 48% del valore della produzione, è importante che gli insegnamenti universitari valorizzino non solo la chimica di sintesi, ma anche quella delle formulazioni: adeguare l’offerta formativa alle caratteristiche reali del tessuto produttivo è la premessa perché le competenze trovino sbocco, e valore, sul territorio nazionale. 

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Anche gli ITS – corsi post-diploma biennali, altamente professionalizzanti e a forte contenuto tecnologico – rappresentano un’opportunità ancora poco conosciuta ma in crescita, con aumenti importanti nel numero di diplomati. La stretta collaborazione con le imprese, cui è affidata circa la metà delle ore di docenza, consente all’82% dei diplomati ITS di trovare un impiego qualificato subito dopo il percorso di studi.

Tra i nuovi ingressi, le competenze digitali sono le più richieste in assoluto, domandate dal 96% delle assunzioni previste per i laureati e dal 91% di quelle per gli ITS. Molto richieste anche le competenze in tema di sostenibilità: la capacità di gestire prodotti e tecnologie verdi è richiesta molto più ai diplomati ITS (88%) che ai laureati (72%), quasi 17 punti di scarto che confermano la vocazione tecnologica di questi percorsi.

Nonostante tali canali di ingresso, il 74% delle aziende riscontra difficoltà di reperimento del personale, e non solo per le figure specializzate (69%): pesano in misura significativa anche quelle tecnico-operative, come turnisti e addetti alla produzione (51%). Tra le molteplici azioni intraprese dalle aziende: il 78% integra la formazione dei dipendenti e il 41% collabora con programmi educativi come gli ITS.

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