Deciso recupero della chimica in Italia, ostacolato dalle tensioni sulle materie prime

01 ottobre 2021

L’industria chimica in Italia – con oltre 2.800 imprese e 3.300 insediamenti attivi sul territorio – rappresenta il terzo produttore europeo e il sesto settore industriale del Paese. Il settore impiega 111 mila addetti altamente qualificati, oltre 270 mila considerando anche l’indotto. La chimica è essenziale non solo nella lotta al Covid e per la tutela della salute, ma anche come tecnologia al servizio di tutto il sistema economico al quale fornisce input indispensabili e ad elevato contenuto innovativo.

export chimica 2021
La produzione chimica in Italia – dopo aver subito in misura più contenuta rispetto alla media manifatturiera gli effetti del grande lockdown – ha sperimentato una rapida ripartenza (+10,5% su base annua nei primi sette mesi) che ha portato l’attività su livelli complessivamente non lontani dal pre-crisi (-1,5% rispetto al 2019).  

L’andamento si presenta, tuttavia, disomogeneo in relazioni ai settori clienti e alle applicazioni: la ripartenza della domanda risulta vigorosa per i comparti connessi alla casa (non solo costruzioni, ma anche elettrodomestici e arredamento), vincolata dalla carenza di chip per l’auto, ancora stentata per il sistema moda. Si mantiene sostenuta la domanda di tutti i prodotti chimici indispensabili per l’igiene e la sicurezza così come delle materie plastiche impiegate sia per i dispositivi di protezione individuale sia per garantire ottimali condizione di trasporto e conservazione, anche in relazione al diffondersi dei servizi di e-commerce e delivery.

Anche in questa crisi, per molti versi unica e peculiare, le esportazioni contribuiscono a sostenere l’attività consentendo di agganciare la vivace ripresa in atto a livello internazionale. L’export chimico italiano ha già ampiamente superato i livelli pre-crisi (+8,7% in valore nei primi sette mesi rispetto allo stesso periodo del 2019) e la crescita si va estendendo a buona parte dei mercati esteri. Nel confronto con il 2019, risultano in forte espansione la Turchia (+21,4%) e la Cina (+17,0%) oltre al Belgio (+30,6%) e ai Paesi Bassi (+21,0%) che rappresentano anche importanti centri di smistamento per il resto del mondo. In significativa ripresa anche la Germania (+9,5%), primo partner commerciale, e la Spagna (+11,1%)  nonostante le difficoltà, dal lato dell’offerta, del settore auto. Il Regno Unito subisce un vero e proprio tracollo (-11,5%) a seguito della Brexit mentre fatica a ritrovare slancio la Francia (+2,1%) e non brillano gli USA (+5,1%) colpiti dall’ondata di gelo e, più recentemente, dall’uragano Ida. 

costi chimica 2021La ripresa si sta, tuttavia, rivelando altamente volatile e discontinua a causa delle persistenti criticità in relazione alla disponibilità e ai costi di numerose materie prime, aggravate dalle crescenti tensioni anche sul fronte energetico. 

La forte e, per certi versi, inaspettata ripresa della domanda mondiale si scontra con i vincoli di offerta e con un incremento senza precedenti dei costi della logistica internazionale. I nuovi focolai di Covid-19 in Asia hanno determinato ulteriori strozzature nelle filiere internazionali mentre la chimica americana è alle prese con gli effetti dell’uragano Ida che ha compromesso alcune produzioni e, soprattutto, le forniture energetiche in presenza della carenza di pezzi di ricambio. In un contesto che vede, per diversi prodotti chimici di base, il mercato europeo dipendente dalle importazioni, tali tensioni producono effetti a cascata lungo le filiere e generano incertezza, complicando la gestione operativa: si assiste, da un lato, alla corsa agli acquisti da parte dei clienti e, all’estremo opposto, allo stop o al rallentamento forzato di alcune produzioni. Questa situazione rende evidente, una volta di più, che il mantenimento di una chimica competitiva è essenziale per garantire autonomia strategica all’Europa.  


Anche l’accelerazione impressa alla transizione ecologica innesca aggiustamenti repentini che stanno generando turbolenze nei mercati. In un anno il costo dei permessi per le emissioni di CO2 nell’ambito del sistema ETS è più che raddoppiato a seguito dell’innalza-mento degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni in presenza di fenomeni speculativi. In Italia l’impatto negativo è duplice in quanto, a differenza degli altri Paesi europei, non è prevista la compensazione dei costi indiretti dell’energia elettrica. Il mercato delle materie prime seconde vede andamenti dicotomici: da un lato, l’offerta di materiali più facilmente riciclabili fatica a tenere il passo con la domanda; dall’altro, le applicazioni più complesse, ma rilevanti da un punto di vista ambientale, non sempre trovano una piena ricettività nel mercato.


DOPO IL RIMBALZO DEL 2021, 
NEL 2022 LA CHIMICA IN ITALIA CONSOLIDERÀ LA CRESCITA

prod chim 2021In presenza di effetti via via meno dirompenti della pandemia, si prevede che l’industria chimica in Italia chiuda il 2021 con un incremento della produzione pari all’8,5% che consentirà di ripianare le perdite subite nel 2020 (-7,7%) superando, già nell’anno in corso, il fatturato pre-pandemia (56 miliardi nel 2019).

I livelli di attività si confermeranno, però, diversificati tra settori e singole imprese e i margini risentiranno dei diffusi rincari delle materie prime, soprattutto laddove la domanda a valle risulta ancora fragile.

Dopo il rimbalzo, per certi versi, fisiologico dell’anno in corso, la ripresa potrà consolidarsi nel 2022 (+3,0% previsto) a condizione che l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non subisca rallentamenti. Nell’ipotesi di un allentamento dei vincoli di offerta, la domanda industriale si presenterà meno frammentaria e più corale. A fronte del miglioramento atteso anche nei settori più penalizzati dal distanziamento sociale (quali la moda e la cosmetica), la domanda dei beni più strettamente connessi all’emergenza sanitaria mostrerà inevitabilmente un rallentamento assestandosi, tuttavia, su livelli in molti casi superiori al pre-crisi. Anche l’export potrà confermarsi in espansione (+2,5% previsto dopo il +8,0% del 2021) beneficiando di una ripresa diffusa ai principali mercati di destinazione.

Questo scenario potrà concretizzarsi a condizione che il PNRR si inserisca in un sistema normativo – a livello italiano ed europeo – stabile, coerente e favorevole agli investimenti tecnologici essenziali per affrontare con successo la transizione ambientale.


L’INDUSTRIA CHIMICA CONTINUA AD INVESTIRE
E A CREARE BENESSERE

investimenti chimica 2021La crisi sanitaria non ha compromesso la capacità di sviluppo dell’industria chimica in Italia e la sua proiezione verso il futuro. 

Grazie alla sua solidità finanziaria e alla natura essenziale dei suoi prodotti, non solo per affrontare l’emergenza sanitaria ma anche per garantire il benessere di ogni giorno, la chimica ha mostrato una tenuta migliore della media manifatturiera nel 2020 e una più rapida ripartenza nel 2021.

Anche in un annus horribilis come il 2020, le imprese chimiche hanno continuato a investire a fronte di una tendenza diffusa al rinvio e alla compressione degli investimenti nell’industria italiana. Le imprese del settore sono, infatti, consapevoli che la sfida di uno sviluppo rispettoso dell’ambiente e socialmente inclusivo richiede un forte impegno con investimenti su molteplici fronti.  

Negli ultimi 4 anni il settore ha generato oltre 5.000 nuovi posti di lavoro e – dopo la sostanziale tenuta evidenziata nel 2020 – nell’anno in corso le attese sull’occupazione si sono riportate in territorio positivo, segno che le imprese stanno investendo sulle risorse umane anche per dotarsi di nuove competenze.


LA TRANSIZIONE ECOLOGICA RICHIEDE ATTENZIONE 
ANCHE PER GLI ASPETTI ECONOMICI E SOCIALI

Per tramutare la transizione ecologica in un’occasione di sviluppo ed evitare i rischi di declino competitivo e impoverimento, è fondamentale mantenere un approccio equilibrato e attento a tutte e tre le componenti dello sviluppo sostenibile, inclusi gli aspetti economici e sociali.

sostenibilita chimica 2021L’industria chimica rappresenta già oggi un modello di riferimento con performance migliori della media manifatturiera in tutti gli ambiti della sostenibilità. Ricerca e proiezione internazionale consentono un posizionamento competitivo più avanzato e si traducono in retribuzioni più elevate. Investimenti in innovazione e formazione sono le chiavi di volta anche per promuovere la sicurezza e la tutela ambientale. 

La chimica è strategica per perseguire con successo la transizione ecologica, attraverso la messa a punto di soluzioni tecnologiche in grado di contrastare il cambiamento climatico e la scarsità delle risorse senza sacrificare il benessere. Grazie alle sue competenze e alla collocazione a monte di numerose filiere, la chimica allontana i limiti dello sviluppo ottimizzando i processi e utilizzando sempre meglio le risorse, minimizzando l’uso di quelle più preziose, riutilizzandole o sostituendole, valorizzando anche gli scarti. La chimica si appresta a fare un ulteriore salto di qualità grazie ai numerosi ambiti di sviluppo, alcuni dei quali valorizzati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza:  basti pensare alle biotecnologie industriali, alla progettazione sostenibile e circolare dei prodotti, alle tecnologie innovative per l’efficienza energetica degli edifici, per una mobilità ecosostenibile, per il riciclo chimico, per la cattura, lo stoccaggio e il riutilizzo della CO2 e per l’idrogeno pulito.  

Al fine di agevolare la profonda trasformazione in atto è prioritario garantire tempi certi e compatibili con le logiche di mercato alle autorizzazioni per i nuovi impianti, i nuovi prodotti o per l’utilizzo di rifiuti come materie prime seconde. È, inoltre, necessario riconoscere centralità alla chimica anche nell’ambito del supporto alla ricerca, considerando l’intero ciclo di vita dei prodotti e non solo il fine vita o l’impiego di materie prime rinnovabili.

Allo stesso tempo, gestire la transizione significa evitare atteggiamenti inutilmente penalizzanti e fughe in avanti nei confronti dei prodotti (o processi) di precedente generazione che, con la loro redditività, garantiscono le risorse necessarie affinché l’innovazione possa concretamente essere realizzata. Misure come la Plastic Tax – ulteriormente rinviata al 1° gennaio 2022 ma non ancora abolita – penalizzano una filiera di eccellenza italiana senza reali benefici ambientali che potrebbero, invece, essere conseguiti investendo nell’educazione dei cittadini, nelle tecnologie e nelle infrastrutture di raccolta e riciclo dei rifiuti, nella responsabilità estesa del produttore.

Tenuto conto che l’industria chimica è probabilmente il settore maggiormente interessato dall’enorme mole di regolamentazione attesa a livello europeo nell’ambito del Green Deal, è fondamentale che l’applicazione sia coerente e omogenea in tutto il Mercato Unico, che è poi la destinazione di oltre il 60% dell’export chimico italiano. Il caso della Plastic Levy – una sorta di sanzione europea sui rifiuti di imballaggi in plastica non riciclata – è emblematico dato che alcuni Paesi hanno già dichiarato che pagheranno attingendo alla fiscalità generale. Sarà fondamentale creare un vero Mercato Unico per l’energia, tenuto conto che l’integrale sostituzione dei combustibili fossili, utilizzati dalla chimica anche come materia prima, sulla base delle tecnologie attualmente disponibili, non è realizzabile.

La piena attuazione del PNRR rappresenta un prerequisito essenziale per consolidare le prospettive di ripresa dell’industria chimica e, più in generale, dell’economia italiana. Nel PNRR sono stati valorizzati alcuni importanti ambiti di sviluppo del settore, quali il riciclo chimico delle plastiche e l’idrogeno, tuttavia non è stato riconosciuto a pieno il suo ruolo strategico dal quale dipenderà il successo o l'insuccesso della transizione ambientale. Infatti la chimica, da un lato, rientra tra i settori “hard to abate” che richiederebbero un'attenzione specifica e, dall'altro, rappresenta un fattore abilitante per la sostenibilità di tutti gli utilizzatori.

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