Agrofarma risponde al Report: “H₂O - La chimica che inquina l'acqua” di Legambiente

10 giugno 2020

In relazione alla pubblicazione del rapporto “H₂O – la chimica che inquina l’acqua” curato da Legambiente, Agrofarma – Associazione nazionale imprese agrofarmaci – desidera precisare quanto segue.

Benché concordiamo che sia necessario il massimo sforzo da parte di tutto il comparto per tutelare ulteriormente le risorse idriche, la titolazione “I pesticidi in agricoltura, un male da estirpare” di un box nel rapporto appare infondata e fuorviante rispetto ai dati presentati, tanto dal punto di vista scientifico quanto da quello giornalistico. Non si tratta di “estirpare” un mezzo tecnico assolutamente indispensabile per proteggere le colture, ma di assicurarne il corretto impiego per ottenere un’adeguata protezione delle coltivazioni e, al tempo stesso, tutelare i consumatori, gli operatori e l’ambiente. Questo avviene sia con l’innovazione, che ricerca classi chimiche con profili tossicologici ed ambientali sempre più favorevoli, sia attraverso un impiego sempre più mirato.

“Il comparto degli agrofarmaci offre un contributo sostanziale alla filiera agroalimentare, per garantire la tutela della sicurezza alimentare e della salute dei consumatori e rispondere alla crescente domanda di prodotti. Non si può pensare a un’agricoltura sostenibile senza protezione fitosanitaria per le colture, a meno che non si voglia mettere a repentaglio la sostenibilità di tutto il comparto agroalimentare italiano” - dichiara Alberto Ancora, Presidente di Agrofarma – “Si tratta di una realtà ampiamente avvalorata da studi scientifici, come recentemente dimostrato anche dai dati del report Il ruolo degli agrofarmaci nell’agroalimentare italiano, curato da Vsafe - spinoff dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sicurezza e qualità sono i pilastri dei processi di ricerca e sviluppo promossi dalle aziende del settore agrofarmaceutico: le nostre imprese investono costantemente per trovare soluzioni innovative, con l’obiettivo di assicurare un’agricoltura sostenibile, produttiva e che sia in linea con la massima tutela del consumatore finale e dell’ambiente, in una logica di lungo periodo.”

Il processo registrativo europeo è il più stringente al mondo e garantisce un’accurata valutazione dei possibili rischi per l’uomo e per l’ambiente (comprese dunque le acque) di tutti gli agrofarmaci immessi sul mercato, così come riconosciuto dall’intera comunità scientifica e istituzionale. Negli ultimi 30 anni la profonda evoluzione del nostro settore ha portato a una razionalizzazione dell’impiego della chimica in agricoltura. Questo è confermato anche dai risultati che ogni anno vengono pubblicati dalle autorità nazionali ed europee, che attestano l’alto livello di professionalità dell’agricoltura italiana. Vale la pena ricordare, infatti, che l’Italia si colloca ai primi posti in Europa e quindi nel mondo nell’ambito della sicurezza alimentare. La relazione annuale sui residui dei fitofarmaci in Europa pubblicato dall'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) conferma gli alti livelli raggiunti in tema di sicurezza alimentare: l’Italia è il terzo Paese per numero di campioni analizzati e ha un tasso di regolarità del 98,2%, migliore della media UE (95,5%). I risultati EFSA sono confermati da quanto pubblicato dal Ministero della Salute nell’ultimo “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti”, con il 99,1% di prodotti agroalimentari con residui inferiori ai limiti di legge.

Agrofarma in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino ha promosso la realizzazione dei progetti TOPPS, inaugurati nel 2005 e finanziati da ECPA e in Italia. Tali progetti hanno come obiettivo quello di individuare linee guida e buone pratiche agricole per prevenire la contaminazione, in particolare dei corsi d’acqua, da agrofarmaci. La divulgazione intensiva di tali linee guida attraverso specifiche attività formative, dimostrazioni pratiche e diversi canali di informazione è stata effettuata in tutti i Paesi europei coinvolti al fine di sensibilizzare gli agricoltori sul tema e di promuovere l’adozione di misure di protezione delle acque dalla contaminazione con agrofarmaci.

La “Gestione integrata delle colture” (ICM) è una strategia a lungo termine, ideata per garantire qualità, sanità e quantità del raccolto attraverso una combinazione di fattori. Forme di difesa biologica (organismi antagonisti, piante resistenti, ferormoni etc.) operano in sinergia con agrofarmaci sempre più selettivi, ovvero in grado di controllare solo gli agenti indesiderati riducendo al minimo l’interferenza sull’equilibrio dell’ecosistema e così pure sull’inquinamento ambientale. Gli agrofarmaci sono formulati per degradarsi naturalmente, dopo aver svolto il loro compito. Piccole quantità residue possono, comunque, essere rinvenute nei raccolti o nelle acque ma, l’autorizzazione di un fitofarmaco avviene soltanto se è stato preventivamente dimostrato, da studi scientifici, come queste tracce non interferiscano con il mantenimento di un buono stato di salute umana e dell’ecosistema. I dati pubblicati nel 2020 da Eurostat – che mostrano una riduzione del 20% nell’uso di prodotti fitosanitari in Italia dal 2011 al 2018 - confermano l’impiego sempre più mirato, integrato e responsabile degli agrofarmaci ha comportato, specie nel nostro Paese, una diminuzione significativa del loro impiego in termini di volumi.

“È necessario che tutti gli attori del comparto agrifood lavorino di concerto per sviluppare un sistema agricolo moderno e virtuoso, composto da nuove ed innovative tecnologie, un sistema di assistenza tecnica pubblica e privato in grado di accompagnare l’agricoltore verso nuove conoscenze e competenze, un’infrastruttura digitale anche nelle zone rurali e dei sistemi di agricoltura digitale semplici e disponibili affinché gli agricoltori e tutta la filiera siano assistiti nelle loro operazioni. È importante ricordare l’impegno di Agrofarma anche su tavoli Istituzionali a livello nazionale e regionale, con l’obiettivo di supportare iniziative specificatamente dedicate alla tutela delle acque; ne sono un esempio il Protocollo d’intesa della Regione Piemonte per la tutela delle aree risicole, volto ad individuare le migliori pratiche agricole e misure di mitigazione per tutelare una importante risorsa quale è l’acqua in risicoltura, o la collaborazione con la Regione Lombardia con lo scopo di mettere a punto nuove metodologie per prevenire in modo mirato la contaminazione delle acque da parte di agrofarmaci negli areali regionali più vulnerabili” – conclude il Presidente Alberto Ancora.


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