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Una ricerca ricostruisce la chimica degli oceani primitivi
marzo 05, 2010
La prima ricostruzione delle caratteristiche chimiche degli oceani primitivi potrà aiutare a ricostruire le prime tappe dell'evoluzione, a partire dagli organismi unicellulari. La ricerca, pubblicata su Science, è stata coordinata dall'università della California.
L'analisi delle rocce ha permesso ai ricercatori di ricostruire la composizione chimica degli oceani nel periodo Ediacarano (fra 635 e 551 milioni di anni fa)...
La prima ricostruzione delle caratteristiche chimiche degli oceani primitivi potrà aiutare a ricostruire le prime tappe dell'evoluzione, a partire dagli organismi unicellulari. La ricerca, pubblicata su Science, è stata coordinata dall'università della California a Riverside.
Il punto di partenza dei ricercatori è stato uno dei più antichi letti fossili, la formazione Doushantuo del Sud della Cina, a lungo studiato dai paleontologi per essere una finestra sull'evoluzione degli animali. L'analisi delle rocce di questa formazione ha permesso ai ricercatori di ricostruire la composizione chimica degli oceani nel periodo Ediacarano (fra 635 e 551 milioni di anni fa).
Il modello elaborato dai ricercatori indica che vi erano bacini marini stratificati, con colonne di acqua dalla diversa composizione chimica. L'ossigeno era abbondante soltanto in superficie, mentre in profondità era abbondante il ferro ed erano presenti zone solforose, altamente tossiche per la vita animale. "Il nostro lavoro fornisce un'interpretazione completamente nuova della chimica degli antichi oceani", ha osservato il coordinatore dello studio, Chao Li. "Mostriamo - ha aggiunto - che l'oceano solforoso, caratterizzato sin dall'inizio da una lunga assenza di ossigeno, ha ritardato la colonizzazione dei primi animali sui bassi fondali e ha influenzato la loro evoluzione appena questi hanno preso piede". Secondo gli esperti il modello aiuta a chiarire i vari conflitti sulla chimica delle profondità oceaniche durante questi tempi primordiali e le fluttuanti condizioni oceaniche
che propone lo studio potrebbero anche aiutare a spiegare l'irregolare distribuzione dei materiali fossili.
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