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Industria chimica in Italia, il panel di Federchimica

27 gen 2012

Industria chimica: Congiuntura e Previsioni
(Gennaio 2012)
La chimica in Italia si presenta a questo difficile momento di crisi per molti versi cambiata rispetto ad alcuni anni fa. Dieci anni di stagnazione della domanda interna, di dollaro debole, di pressione dal lato delle materie prime, di crescente concorrenza dei paesi emergenti, di forti condizionamenti esterni sulla propria competitività, hanno da un lato condizionato le imprese chimiche operanti in Italia (la redditività si è compressa), ma dall’altro hanno promosso in moltissime di queste un profondo cambiamento facilitato anche da un clima di relazioni industriali orientato all’innovazione e alla flessibilità.
L’orientamento ai mercati esteri si è rafforzato in modo evidente e sempre più ha dato luogo a forme strutturate d’internazionalizzazione. La quota esportata è aumentata di 6 punti percentuali negli ultimi 10 anni (e di 20 negli ultimi 16 anni). Pochi sanno che la chimica è il settore italiano con la percentuale più elevata d’imprese esportatrici sul totale del settore.
Le imprese che hanno fatto prima e in modo più deciso l’orientamento ai mercati internazionali sono ora in condizioni nettamente migliori delle altre perché vedono livelli produttivi simili o poco inferiori a quelli pre-crisi e riescono a trasferire meglio sui prezzi gli aumenti di costo.
Sono ormai tantissime le imprese (quasi 150) che si sono internazionalizzate produttivamente. Attenzione, quasi sempre lo hanno fatto senza delocalizzare gli impianti, ma per affrontare meglio nuovi mercati o per servire meglio mercati tradizionali, e anche quando hanno delocalizzato, lo hanno fatto nelle commodities ormai indifendibili per concentrarsi in Italia nelle specialties.
La quota delle produzioni realizzate all’estero è ormai elevata e occupa circa 24mila addetti.
Si hanno anche molti segnali di un forte cambiamento nei modelli di Ricerca e Innovazione, nella convinzione che questo è l’unico modo per crescere nel lungo periodo. Quest’orientamento nel breve è faticoso perché la crisi ha tagliato i margini e porta anche a selezionare prodotti e impianti, eliminando quelli meno innovativi. Una spinta molto forte è venuta proprio dalle tensioni sui costi degli input e la consapevolezza che nei prodotti più innovativi si ha minor condizionamento dai prezzi delle materie prime e più possibilità di trasferirli a valle.
In ogni caso c’è una consapevolezza diffusa anche tra le medio-piccole imprese della centralità dell’innovazione ed è importante sottolineare che, dopo la Germania, l’Italia è secondo i dati EUROSTAT il paese europeo con il più elevato numero di imprese innovative che fanno ricerca (834). Di conseguenza, una politica industriale orientata all’innovazione trova un’industria chimica pronta a fare un salto importante nella ricerca e nel realizzare partnership con la ricerca pubblica.
In definitiva, l’industria chimica in Italia ha saputo mostrare una forte capacità non solo di adattamento ma anche di reazione e di cambiamento, capacità
Cambiamenti importanti nella chimica italiana alla vigilia della nuova fase recessiva e si appresta a entrare in una nuova fase recessivache ha permesso al settore di limitare gli effetti della crisi rispetto ad altri comparti dell’industria italiana, anche per quanto riguarda i livelli occupazionali, data la centralità delle risorse umane in un comparto sempre più tecnologico.
Questa capacità è per esempio mostrata dalle positive performance dell’export che ha - anche nella media settoriale - recuperato i valori pre-crisi e che per buona parte del 2011 ha permesso di compensare la crescente debolezza del mercato interno.
L’Italia, per la sua particolare situazione economico – politica non poteva che ampliare gli effetti di rallentamento in atto a livello mondiale ed europeo, e la chimica, settore ciclico per definizione, risentirne in modo ancora maggiore. In ogni caso, le imprese sulla base dell'esperienza acquisita durante la crisi del 2008/9 hanno saputo gestire i magazzini evitando di trovarsi impreparati di fronte ad un'improvvisa caduta della domanda, evitando così un avvitamento su sé stessa della congiuntura negativa. Preoccupano, invece, gli aspetti del credito, sia per il costo, sia per la carenza, dovuti alle problematiche finanziarie delle banche e che si tramutano in peggioramento dei livelli di domanda oltre che dei termini di pagamento.
Le imprese chimiche hanno già vissuto 3 anni fa una fase molto difficile nella quale si sono spesso dovute sostituire al sistema bancario per sostenere la clientela che per il nostro settore è spesso costituita da piccole e piccolissime imprese, facendosi carico del maggior onere di capitale circolante e della rischiosità crescente dovuta anche alle difficoltà di natura strutturale di molti comparti a valle. Le imprese chimiche sono più capitalizzate e solide della media industriale ma non possono certo farsi carico per molto tempo delle difficoltà finanziarie della propria clientela.
In particolare, l’industria chimica ha subito più di altri settori il rallentamento della domanda per la gestione più attenta delle scorte da parte dei clienti (e delle imprese chimiche stesse) e perché i nostri utilizzatori più importanti (i settori tradizionali, le costruzioni, i beni durevoli) sono quelli che sono andati peggio, mentre alcuni settori ancora dinamici (come il macchinario) hanno un basso contenuto di chimica.
Da settembre e ancor di più da ottobre al progressivo rallentamento in Italia si è sostituita una netta caduta della domanda interna come risultato della crescente incertezza che si sta progressivamente e rapidamente trasferendo sui livelli produttivi.
La positiva crescita delle esportazioni – che aveva caratterizzato tutta la fase di recupero dopo la crisi – continua ma per il complesso dell’industria chimica si
2011: buona partenza, finale molto difficile per calo della domanda e problemi nel credito indebolisce in parallelo al rallentamento della domanda mondiale e nella media settoriale non è riuscita più (come nella prima parte dell’anno) a compensare la caduta del mercato interno.

Di conseguenza il 2011 si chiude con l’entrata dell’Italia, dell’industria italiana e del nostro settore in una fase recessiva. I risultati produttivi medi del nostro settore per quest’anno – grazie ad una prima parte dell’anno positiva e grazie alle esportazioni - potranno ancora mostrare valori vicini allo zero e non molto negativi.
I dati ISTAT (soprattutto quelli dell’Indice di produzione) sono al momento attuale difficili da utilizzare per flessioni troppo pronunciate in alcuni comparti e per una crescente difficoltà degli indicatori basati sulle quantità a rappresentare in modo soddisfacente il rapido cambiamento nella composizione qualitativa dei prodotti. Più affidamento danno gli indicatori di fatturato (a prezzi correnti e a prezzi costanti) anche se colgono diversi aspetti del mercato.
La stima di Federchimica per la chimica in Italia per la media del 2011 è di un piccolo calo sia della produzione (tra l’1 e il 2%), sostenuta in particolare dai prodotti meno ciclici e dalle esportazioni (+2,0%).
Quanto mai difficile è formulare una previsione quantitativa per il 2012. Importante, però, sulla base dello scenario presentato basarsi su alcune ipotesi:
 la domanda estera continuerà, dopo la fase di rallentamento per l’assestamento dei magazzini, ad offrire importanti opportunità di vendite e sui mercati più dinamici, grazie anche alla svalutazione dell’euro, di trasferire più facilmente a valle il costo delle materie prime;
 il prezzo di queste, dopo le flessioni degli ultimi mesi, dovrebbe restare elevato, d’altro canto non è auspicabile un forte calo perché sarebbe il risultato di una crisi di domanda ancora più grave;
 anche le condizioni valutarie devono essere accettate senza sperare troppo in una svalutazione forte dell’euro, perché significherebbe l’ingovernabilità della crisi della valuta europea;
 le imprese chimiche hanno di fronte un mercato interno certamente difficile ma è ancora probabile che non si realizzino cadute molte forti della domanda anche perché gli effetti sulle scorte di magazzino (e sui livelli produttivi delle imprese chimiche) sono già stati anticipati nel 2011;
 in generale, di conseguenza, la domanda interna di prodotti chimici seguirà senza scosse all’ingiù la dinamica produttiva e di domanda degli utilizzatori;
 sulla base della previsione nel 2012 di un calo della produzione industriale italiana del 2% e dei consumi reali delle famiglie dell’1%, si può ipotizzare un’evoluzione della domanda interna in flessione dell’1,5%, ipotizzando però che i settori più utilizzatori di chimica abbiano nel 2012 (a differenza del 2011) un’evoluzione simile alla media;
 si può ragionevolmente prevedere che a sostenere i livelli produttivi della chimica in Italia ci possa essere nel 2012 una crescita delle esportazioni non elevata ma positiva, intorno al 2,0%.
Il risultato di questo esercizio di previsione è una stima di flessione di circa l’1% della produzione in volume per la chimica italiana, un risultato negativo in assoluto ma migliore della media industriale, sia perché si è in qualche modo anticipata l’inversione ciclica, sia per una migliore capacità di cogliere le opportunità del mercato globale, dato anche il contenuto tecnologico di gran parte dei prodotti chimici.
In conclusione, lo scenario è certamente negativo ma rimangono le opportunità della crescita mondiale per sostenere i livelli produttivi delle imprese chimiche.
Ma per poter competere ad armi pari, allo sforzo delle imprese sull’internazionalizzazione, sull’innovazione, sulla qualità ambientale e sulla formazione delle risorse umane, deve aggiungersi al più presto un quadro di sostegno alla crescita basata sul miglioramento delle condizioni esterne che determinano la competitività delle attività chimiche.
Molte di queste sono migliorabili nel breve e senza costi per il bilancio pubblico attraverso una coraggiosa politica industriale orientata alla semplificazione normativa,alla modernizzazione della Pubblica Amministrazione e alle liberalizzazioni.

Periodico on line di Federchimica, Federazione Nazionale dell'Industria Chimica
registrazione del Tribunale di Milano n. 243 del 17/04/08
Direttore: Claudio Benedetti
Editore: Federchimica
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