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Farmaci da banco, una risorsa per la sostenibilità del Sistema Sanitario nazionale
10 nov 2009
Il ruolo dei farmaci da banco sono una risorsa fondamentale anche sotto il profilo economico, che va sfruttata per mantenere l'equilibrio economico-finanziario all’interno del Sistema Sanitario. E' il massaggio che emerge dal Osservatorio 2009 sull’Automedicazione promosso da Anifa, con dati estremamente significativi: con l'automedicazione l'Ssn potrebbe risparmiare, in via prudenziale, circa 9 milioni di Euro attraverso una maggiore efficienza nell’uso delle risorse per la cura di alcune delle patologie cosiddette minori, riferite all’apparato respiratorio e digerente.
Il dato emerge da uno studio realizzato dal CERGAS Bocconi in collaborazione con SIMG – Società Italiana di Medicina Generale.
L’analisi su alcune patologie minori - quali il raffreddore e i lievi disturbi gastrointestinali – mostra, per almeno una parte di tali patologie, l’immagine di un’Italia caratterizzata da importanti variabilità prescrittive a seconda del territorio e una prevalenza dell’utilizzo di farmaci rimborsabili nelle aree del Paese con condizioni socio-economiche meno avvantaggiate e, viceversa, di medicinali non coperti dal SSN nelle aree più ricche del Paese.
Il principale risultato dello studio ha evidenziato che un differente comportamento prescrittivo, nel senso di un grado di esposizione più appropriato ai diversi farmaci disponibili per classi di rimborsabilità, produrrebbe per il SSN una riduzione dei costi che in via prudenziale può essere stimato in 9 milioni di Euro, ma che potrebbe arrivare fino a 16 milioni, a seconda delle metodologie di stima effettuate, e per il paziente un aumento dei costi tra i 7 e gli 11,7 milioni di Euro nella gestione delle patologie minori. Lo studio mostra che il maggiore costo a carico del paziente rimane inferiore all’aggravio di spesa a carico del SSN, in parte perché l’eventuale riduzione del consumo di farmaci rimborsabili non si traduce necessariamente in un pari incremento di quello per i prodotti non rimborsabili, e in parte perché i farmaci senza obbligo di prescrizione hanno un prezzo inferiore a quelli con obbligo di prescrizione. I farmaci Otc, a oggi - con 327 milioni di confezioni vendute nell’anno mobile Ottobre 2008 –Settembre 2009 - rappresentano quasi il 20% del totale del mercato farmaceutico a volumi, ma, considerando il prezzo inferiore, a valori questo rapporto si attesta a circa il 10%.
Ha osservato Sergio Daniotti, Presidente di ANIFA: “I farmaci senza obbligo di ricetta, di automedicazione, possono svolgere un ruolo importante nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale perché, come mostrano i dati elaborati dal Cergas in collaborazione con SIMG, costituiscono un elemento di ottimizzazione della spesa farmaceutica pubblica, senza intaccare né i livelli di assistenza garantita a tutti i cittadini, né l’appropriatezza della scelta terapeutica. E’ importante quindi che tutti gli attori del sistema sanitario (dai Medici ai soggetti istituzionali – Regioni e Aziende Sanitarie) collaborino affinché l’approccio terapeutico alle patologie minori sia più appropriato e orientato a un’efficiente allocazione di risorse che per definizione sono scarse, ancor di più in un momento come quello attuale di difficoltà economica”.
Come sopra specificato e con riferimento, nello specifico, ad alcune diagnosi si osservano importanti variabilità nei consumi a livello regionale. Ad esempio, per laringite e tracheite acuta, i pazienti cui è stato prescritto almeno un farmaco in Classe A (rimborsabile) passano dal 75% al Nord all’84% al Sud e Isole, contro una contrazione della prescrizione di prodotti senza obbligo di prescrizione (dal 21% all’11%) e un dimezzamento della prescrizione / suggerimento di farmaci di automedicazione; un fenomeno simile si osserva per la diagnosi di gastroenterite acuta, con un aumento di quasi 17 punti percentuali della prescrizione di farmaci in Classe A da Nord a Sud e una contrazione dell’esposizione dei pazienti a tutti i farmaci non rimborsabili dal SSN.
“Questa variabilità può dipendere da tanti fattori – commenta Claudio Jommi, Professore Associato di Economia Aziendale all’Università del Piemonte Orientale e Responsabile Osservatorio Farmaci Cergas Bocconi - ma uno dei più importanti è la differenza nelle condizioni socio-economiche, che portano il paziente a richiedere al medico, anche in presenza di valide alternative terapeutiche, un prodotto a carico del sistema pubblico. Eppure lo stesso paziente, che spende mediamente in automedicazione 36 Euro all’anno, sembra disposto ad accettare forme più rilevanti di esborso finanziario, quali compartecipazioni alla spesa introdotte dalle regioni su prodotti rimborsati o a subire modifiche dei cicli di cura, non giustificate da protocolli terapeutici, per farmaci innovativi e molto più costosi utilizzati in ambito ospedaliero, solo per mancanza di fondi”.
“Le azioni mirate e specifiche per il sostegno del mercato dell’automedicazione – continua Daniotti - che potrebbero portare a un effettivo allineamento dell’Italia agli altri Paesi Europei, comprendono un ampliamento della base dell’automedicazione ma anche scelte mirate ad implementare il riconoscimento dei prodotti da banco. Per concretizzare le potenzialità del farmaco Otc occorre inoltre dare maggiore fiducia al consumatore che si conferma consapevole e responsabile delle proprie scelte di automedicazione.”
I dati del secondo step di una ricerca realizzata da Eurisko hanno evidenziato, infatti, che il 60% degli italiani conosce le caratteristiche dei farmaci di automedicazione. “Un contributo alla consapevolezza e alla corretta percezione dei farmaci da automedicazione – afferma Isabella Cecchini, Responsabile Sanità di GFK Eurisko - viene dalla campagna informativa sul corretto utilizzo di queste specialità recentemente promossa da Anifa. In questo quadro rimane fondamentale il supporto di figure professionali quali il medico e il farmacista a garanzia del corretto impiego dei farmaci senza obbligo di ricetta, ma anche per trasmettere il loro valore e la loro comprovata efficacia.”
“Implementare il riconoscimento dei prodotti da banco e continuare nel percorso di “educazione” mirata dei cittadini da parte di tutti gli attori, così da favorire un percorso appropriato di risposta a patologie minori, è a nostro avviso la via da seguire – conclude Sergio Daniotti. Siamo convinti che i tempi siano oggi maturi perché l’automedicazione possa essere considerata e trattata come un elemento concreto a disposizione di Regioni e Sistema Sanitario Nazionale per garantire la sostenibilità del sistema. Ma abbiamo bisogno di maggiore attenzione e di nuovi e moderni strumenti.”
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